SCUORN – Parthenope

Gruppo:Scuorn
Titolo:Parthenope
Anno:2017
Provenienza:Italia
Etichetta:Dusktone
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TRACKLIST

  1. Cenner’ E Fummo
  2. Fra Ciel’ E Terr’
  3. Virgilio Mago
  4. Tarantella Nera
  5. Sanghe Amaro
  6. Averno
  7. Sibilla Cumana
  8. Sepeithos
  9. Parthenope
  10. Megaride
DURATA:48:24

Sono passati ormai un paio di mesi dall’uscita ufficiale di Parthenope, l’album di debutto di Scuorn, ovvero la one man band del mio conterraneo Giulian, di cui vi ho già parlato in altre occasioni; e il fatto che sia stato prodotto dalla Dusktone è in sé una mezza garanzia sulla ricercatezza e la particolarità del suo contenuto.

Essendo napoletano, per me è relativamente semplice comprendere cosa sia lo «scuorno» da cui prende il nome la band, ma per i non addetti ai lavori provvedo subito a dare una spiegazione: lo «scuorno» è la vergogna, è il pudore. Partendo proprio da questo concetto, Giulian mette in atto un processo di rivalutazione di Napoli, della sua cultura e della sua musica. Ed è così che la vergogna stessa ci parla di ciò di cui i partenopei non dovrebbero vergognarsi (in chiave trve, ovviamente).

Il ritorno alle origini, al passato della città di Neapolis, ai suoi miti, alle sue leggende: queste sono le tematiche centrali di Parthenope, un album che ripropone alcuni dei più famosi eventi facenti ancora parte della memoria collettiva popolare napoletana. Dal resoconto di Plinio il Giovane dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. (che rase al suolo diversi comuni della provincia) alla decapitazione di colui che oggi è il santo patrono della città, Ianuarius, passando per la venerazione di Virgilio (che si racconta sia sepolto qui) e della Sibilla Cumana: tutto questo con un unico scopo, raccontare una storia; una storia certamente risaputa, ma che talvolta viene dimenticata, perciò Giulian se ne rimpossessa, per fare della propria musica un veicolo di diffusione di informazioni. Ascoltare Scuorn, per non provare scuorn’, direi.

Non sono un esperto di black metal, penso sia ormai risaputo, tuttavia è inevitabile ricollegarsi a questo genere quando si parla della creatura di Giulian: i riff taglienti di “Fra Ciel’ E Terr'” e “Virgilio Mago”, come anche quelli di “Sibilla Cumana” o della fantastica “Sanghe Amaro”, sono la prova tangibile di questa parentela. Spesso e volentieri, in più, emergono prepotentemente influenze di stampo chiaramente Death Metal, legate nello specifico alle sonorità di estremisti come i Septicflesh. L’uso di strumenti tipici della tradizione folcloristica napoletana, poi, è stata una scelta azzeccatissima, a mio avviso: l’accostamento di queste influenze folk a quelle sinfoniche, grazie soprattutto alle orchestrazioni arrangiate dal maestro Riccardo Studer degli Stormlord, risulta una mossa indubbiamente vincente; come è evidente tanto in “Tarantella Nera” quanto in “Averno”.

Il tastierista romano non è l’unico ospite di questo disco: Marco “Wolf” Lauro (Gort, Vita Odiosa, Terrorfront) ha impersonato Dragonzio in “Sanghe Amaro”, declamando in latino, mentre Daniele “Ogre” Cristiano (NoFuck) ha dato voce a Virgilio nel brano dedicatogli. Ed è parlando di ospiti che, finalmente, posso citare la perla del disco, la titletrack “Parthenope”: essa vanta ben tre incursioni esterne, ovvero Libero Verardi (Disturbia) nel ruolo di Polite, Diego Laino (Ade, Symbolyc) nei panni di Ulisse e Tina Gagliotta (Poemisia) come voce della sirena Partenope; si tratta del pezzo migliore dell’intero lotto, per il sottoscritto, e penso di aver fatto capire abbastanza bene quanto le altre tracce siano altrettanto valide, quindi… un capolavoro, dal primo all’ultimo dei suoi otto minuti e cinquantadue secondi. Indiscutibilmente una lode più che meritata per un lavoro che già da solo vale un 30/30, per dirla in termini pseudo-universitari.

Insomma, non mi sembra sia davvero il caso di aggiungere altro, anche perché ho scritto molto più del mio solito. Sentenziare sul futuro dell’album e della band mi sembra sempre un azzardo, ma auguro a Giulian il meglio e spero di rivederlo presto riportare dell’epicità nella sua Neapolis. Quello che mi sento di pronosticare, per ora, è la presenza di Parthenope nella mia Top 5 annuale: leggerete il nome di Scuorn, questo è sicuro al 101%.

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