SECRET SIGHT – Shared Loneliness

 
Gruppo: Secret Sight
Titolo: Shared Loneliness
Anno: 2017
Provenienza: Italia
Etichetta: Manic Depression Records
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TRACKLIST

  1. Lowest Point
  2. Stage Lights
  3. Blindmind
  4. Fallen
  5. Flowers
  6. Swan's Smile
  7. Over
  8. Surprising Lord
  9. Sometimes
DURATA: 37:21
 

Vi avevamo già parlato dei Secret Sight esattamente tre anni fa, in occasione del loro primo album "Day.Night.Life". Oggi, a qualche tempo di distanza e passati da quartetto a una formazione a tre, i marchigiani lasciano Red Cat e si spostano sotto Manic Depression Records, etichetta transalpina fortemente orientata alle sonorità più eighties, in cui i Nostri continuano a sguazzare gioiosamente con il loro post-punk fortemente brit.

Dato che ad abbandonare la nave è stato il cantante Matteo Schipsi, verrebbe da pensare che la differenza sostanziale rispetto a tre anni fa si riveli la voce; invece, Cristiano Poli (chitarre) e Lucio Cristino (basso) riescono a dividersi il compito in maniera molto naturale e a dare una continuità evidente al lavoro del defezionario Schipsi, sopperendo al suo addio ed evitando un contrasto netto con il passato.

I Secret Sight invece hanno cambiato qualcosa — e assolutamente in meglio — nel sound: tutti gli strumenti sono oggi meno asciutti, non più freddi come i primi Cure, ma più caldi e tondeggianti, più Smiths. Un po' come se la band avesse deciso di strizzare l'occhio a un pop jingle jangle, pur sapendo di dover mantenere un certo distacco, una certa disillusione da bei tenebrosi.

Poi c'è l'italianità. Per carità, non scordiamo l'italianità: non so quanto questo risultato sia effettivamente voluto, poiché nel disco precedente pur con un'altra persona dietro il microfono era esattamente la stessa cosa, ma la pronuncia inglese è quanto di più scolastico possa sentirsi, e nel 2017 una roba del genere smette di avere attenuanti e fa un po' sorridere. Un po' come gli Spiritual Front di "Armageddon Gigolo" (che pure era un disco fenomenale) molto più pop e meno sessuali. E insomma, sbaglierò, ma sono convinto che "Shared Loneliness" da disco molto buono sarebbe diventato un disco ottimo se cantato in lingua madre. D'altronde, "17 Re" e "Siberia" sono passati alla storia pur non avendo nulla di anglofono.

Ciò non toglie che il revival ottantiano dei Secret Sight sia portato avanti con classe e ottimo gusto: manca giusto un briciolino di imprevedibilità in più, per smarcarsi definitivamente dai grandi nomi che hanno riportato in auge questi suoni dopo qualche decennio (sì, sto parlando soprattutto degli Editors). La band ha tutte le carte in mano e ha già operato un netto passo avanti rispetto al primo disco. Ora deve solo rischiare e giocare la propria mano.

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