SENSE VS SANITY – Out Of The Void

 
Gruppo: Sense Vs Sanity
Titolo:  Out Of The Void
Anno: 2013
Provenienza: Olanda
Etichetta: Layered Reality Productions
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TRACKLIST

  1. A Spirit Dissolved
  2. Out Of The Void
  3. Disposable
  4. Trust
  5. Never Enough
  6. Reklinded FIre
  7. Taking The Reigns
  8. The Path
  9. Another Me
  10. A SPirit Regenerated
  11. Another Me (Acoustic)
DURATA: 53:46
 

"Out Of The Void" dei Sense Vs Sanity, una "quasi one man band" dove Sander Stegeman fa di tutto tranne che suonare la batteria, è la dimostrazione di quanto non basti che un album sia ben suonato, ben prodotto e ben supportato da un'etichetta per avere un lavoro pienamente convincente. Un disco deve anzitutto trasmettere qualcosa, che vada dalla semplice scarica d'adrenalina a sentimenti più alti: ci vuole ispirazione, genuinità, anche quando si tentano le strade più ambiziose e complesse. Cose che, purtroppo, non traspaiono dall'opera in questione.

"Out Of The Void" dovrebbe rappresentare la storia – autobiografica – dell'uscita di Stageman da un periodo oscuro, narrato nell'ep "Into The Void" del 2010. Proposito interessante e nobile, purtroppo tradotto male in musica. Il foglio di accompagnamento della sempre prodiga Layered Reality Productions mi presenta un disco pieno di influenze: dal prog al death, dall'heavy metal al drum'n'bass, passando per la musica elettronica e quella orchestrale. La dura realtà al mio ascolto propone invece un album che pare seguire la strada segnata dai Dark Tranquillity di "Character": riff a volte veloci, a volte più atmosferici, sempre duri, che lasciano ampi spazi alla melodia. Ecco, si può dire che "Out Of The Void" sia un disco troppo "facilone": tutto suona un po' di già sentito, di banale, con soluzioni sia ritmiche che melodiche molto scontante. Anche nei brani che sembrano avere più personalità, infatti, arriva sempre il ritornello super orecchiabile, la variazione inserita lì giusto "perché deve esserci", la linea melodica trita e ritrita.

Alcune influenze esterne al gruppo di Stanne e soci si notano, ma solo in sparuti episodi: in "Never Enough" c'è un riff che sembra una via di mezzo tra Metallica e Bullet For My Valentine, in "Reklinded Fire" l'intro pare uscito da un disco power anni '90 tedesco e "The Path" propone ritmiche heavy metal che ricordano i Judas Priest di "Painkiller". Anche queste digressioni tuttavia rafforzano l'idea di un disco eccessivamente devoto alla melodia facile e al ritornello da canticchiare, paragonabile più a un'impersonale produzione da fabbrica che a una più autentica opera artigiana.

"Out Of The Void" non è un brutto disco, è solamente un disco poco incisivo. A quanto pare non sempre si esce bene dai periodi bui, almeno musicalmente parlando.

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