Sgàile - Traverse The Bealach | Aristocrazia Webzine

SGÀILE – Traverse The Bealach

Gruppo: Sgàile
Titolo: Traverse The Bealach
Anno: 2024
Provenienza: Regno Unito
Etichetta: Avantgarde Music
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TRACKLIST

  1. Psalms To Shout At The Void
  2. Lamentations By The Lochan
  3. The Ptarmigans Cry
  4. Introspect
  5. Silence
  6. The Brocken Spectre
  7. Entangled In The Light
DURATA: 01:03:05

Secondo passaggio su queste pagine per Sgàile, band solista dello scozzese Tony Dunn, già nei Cnoc An Tursa, ex Falloch ed ex ascia dal vivo per Saor. Il debutto risalente a tre anni fa, poco dopo la fine della collaborazione con gli stessi Saor, aveva evidenziato luci e ombre di un progetto non ancora maturo e con dei limiti probabilmente legati alla scelta di Dunn di occuparsi di tutto.

Il nuovo Traverse The Bealach, devo essere sincero, non si presenta benissimo a livello visivo, con un artwork che lascia un po’ a desiderare a livello di realizzazione. Il viandante ritratto introduce il concept del disco: spinto da una parte dalla sensazione di vivere in una società e in un mondo estremamente fragili — tra pandemia e cambiamento climatico — e dall’altra dalla sua passione per le lunghe escursioni, Dunn si imbarca nella narrazione di un lungo viaggio in una Scozia post-apocalittica, che si riflette anche a livello interiore in uno scontro con i propri demoni.

Ideals & Morality mi aveva lasciato piuttosto indifferente, con una lieve sensazione di aver sprecato un’ora del mio tempo: il timore era quindi di trovarmi di fronte a un disco con le stesse caratteristiche e, purtroppo, è in parte il caso di Traverse The Bealach, pur con motivazioni leggermente diverse e alcuni miglioramenti di cui prendere atto. Lo stesso Dunn non nasconde di aver imparato dall’esperienza passata ed effettivamente il lavoro qui è più focalizzato e omogeneo: un prog-heavy metal dai ritmi abbastanza sostenuti ma per lunghi tratti innocuo, con una voce che purtroppo fatico ancora a digerire nonostante alcune linee e armonie azzeccate. Deciso passo avanti invece per la batteria, che pur essendo programmata suona molto più naturale rispetto al debutto.

I pezzi sono tutti di durata superiore ai nove minuti e c’è un certo equilibrio stilistico sulle coordinate del famigerato modern metal. Doppia cassa dai pattern studiati, lead di chitarra a dare un certo senso di epicità (l’opener è un biglietto da visita abbastanza eloquente, ma soprattutto “Silence”) e i classici momenti più atmosferici — mi rendo conto che sto camminando su una linea sottilissima che mi separa dagli assoli al fulmicotone e dalla batteria tellurica, ma così è — come in “The Brocken Spectre”. Qui faccio ammenda perché nella mia ignoranza avevo pensato a un errore di battitura, ma il riferimento è a un fenomeno ottico, la gloria, chiamato appunto anche spettro di Brocken.

La produzione è ancora una volta affidata a Mike Lamb (Sojourner, Remina e altri) e quindi è cristallina, pulita e perfetta per quanto proposto da Sgàile. Traverse The Bealach rimane però una sorta di more of the same e anche piuttosto simile a se stesso lungo tutto l’ascolto, sensazione che unita ai sessantatré minuti di durata rende il disco difficile da portare a termine. Una cosa però mi è più chiara: se Tony Dunn ha deciso che questa è la sua strada, bene per lui e per chi apprezza questo genere. Con molta probabilità, al netto di qualche difetto obiettivo, semplicemente non fa per me.