SHAME YOURSELF – Wonderfuck

Informazioni
Gruppo: Shame Yourself
Titolo: Wonderfuck
Anno: 2012
Provenienza: Polonia
Etichetta: Metal Scrap Records
Contatti: facebook.com/ShameYourself
Autore: Mourning

Tracklist
1. Work Is Not Over
2. For All Your Sins
3. Secrets
4. Jab C.O.
5. Metalheads
6. Cannabis Corpse
7. Your Creation
8. Redrum
9. Cathology
10. Slave Of Masturbation
11. Hell

DURATA: 47:59

I polacchi Shame Yourself sono una novità nel roster della label ucraina Metal Scrap e si presentano col primo lavoro prodotto “Wonderfuck”, un album di thrash metal moderno, fortemente incline a dare spazio al groove, con i soliti noti fra cui Pantera, Machine Head, Sepultura e Slayer a far capolino a più riprese nel sound.
Questi musicisti non inventano di certo chissà che nelle loro canzoni, la prestazione è muscolarmente massiccia, in alcuni frangenti offre il fianco a ganci melodici come avviene in “For All Your Sins”, che fra le altre cose nel ritornello fa il verso alla celeberrima “Eye Of The Tiger”, si affida al basso in rilievo accompagnato da armonici alla Machine Head in “Secrets” e si presta ad aperture solistiche ispirate ad opera degli ospiti Seth (Behemoth e Nomad) e Maniek (Eskaton e Mysteria) in “Metalheads”.
Non c’è nulla che di per sé non vada, soprattutto strumentalmente parlando, anzi per quanto alle volte certe soluzioni tendano a ripetersi, risultano digeribili e non noiose come potrebbe esservi capitato di ascoltare in altra situazione, tant’è che l’ironia all’acqua di rose di “Cannabis Corpse” e pezzi quali “Cathology” e “Slave Of Masturbation” si fanno apprezzare. “Hell” invece sfodera palesemente con maggior irruenza la vena “core” del combo, chiudendo la sessione correttamente a suon di mazzate.
È vero però che non vi è rosa senza spine: se da un lato la produzione corposa supporta la scelta di possedere un sound pieno e la prova del cantante Klusek è buona, preferendo uno stile più orientato verso il death rispetto a quello di molti suoi colleghi; dall’altro le sortite pseudo-progressive poco azzeccate e qualche strano influsso alt/metal, come quella voce filtrata in “Jab Co” che fa tanto Tool, però non c’entra nulla, indicano sì voglia di fare qualcosa di più del solito disco thrash/groove, ma devono altresì far riflettere gli Shame Yourself sul fatto che non per forza troppa carne al fuoco porti con sè risultati dei quali potersi vantare, di frequente accade il contrario.
“Wonderfuck” ha i suoi alti e bassi, tuttavia possiede alcuni momenti di puro scapocciamento che te lo fanno apprezzare, per i polacchi è un buon inizio, ma rimanere bloccati all’interno dell’ampio settore ricoperto da questo genere di proposte è semplice, quindi nel prossimo futuro dovranno mettersi in gioco e puntare più in alto o quantomeno fornire alla loro musica una forma più completa, eliminando le fasi di stanca che adesso la colpiscono.
Attendendone gli sviluppi, vi consiglio di dare un ascolto; il resto, dovesse venire, verrà da sé.

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