SHARK INFESTED DAUGHTERS – These Tides, Our Tombs

 
Gruppo: Shark Infested Daughters
Titolo: These Tides, Our Tombs
Anno: 2016
Provenienza: Canada
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Tidebringer
  2. Glass Kingdom
  3. To Those Who Have Hurt
  4. Whitefang
  5. DeadEye
  6. Half-Life
  7. Kyubi
  8. Lifestream
  9. Hyperion
  10. Hitokiri
  11. Tidebringer [versione acustica]
DURATA: 39:46
 

In un'intervista trovata per la rete, Chris Thorsen, il cantante dei qui presi in oggetto Shark Infested Daughters, si sente rivolgere la seguente domanda: «Come descrivi la tua musica alle persone?». La risposta suona lapidaria: «No bullshit Metalcore».

«Metalcore senza stronzate», una definizione adatta alla musica proposta dal sestetto canadese, qui alla prova dell'album dopo l'EP "Reflections Of The Dead". Il suono della band non dà subito l'idea di essere poi così duro; la motivazione diventa presto evidente, essendo rintracciabile nella presenza della tastierista e cantante Erika Leah, che arricchisce i brani con numerosi effetti sonori, interventi senza dubbio puntuali ma che rendono più difficile prendere coscienza di quanto la musica qui trattata suoni metal.

Il metalcore contenuto in "These Tides, Our Tombs" ricorda certe formazioni della metà degli anni 2000, all'alba del successo commerciale del genere. Durante l'ascolto mi sono venuti in mente gli I Killed The Prom Queen, i Killswitch Engage di "The End Of An Heartache" e soprattutto gli As I Lay Dying di "Shadows Are Security" sia per lo scream del sopra menzionato Chris Thorsen non lontano da quello di Tim Lambesis, sia per la scorrevolezza dei brani che possiedono quel tipo di dinamica che li rende più naturali e meno statici. Stiamo sempre parlando di Metalcore, quindi aspettatevi ritmiche rocciose, riff che ricordano il Death melodico svedese, breakdown e ritornelli in voce pulita.

Purtroppo mi duole prendere nota che questi ultimi sono il punto debole delle composizioni: i passaggi in voce pulita sono meno interessanti e sanno di già sentito. A ogni modo questo elemento non dà poi così tante noie, essendo anche assente da parte dei brani della sezione centrale della scaletta. Allora la formazione, non facendo più leva sull'accessibilità, riesce a conquistare con pezzi come "DeadEye" e "Kyubi", più aggressivi e pesanti ma arrangiati con cura. A mio parere la band nelle uscite future dovrebbe continuare in questa direzione.

"These Tides, Our Tombs" è un lavoro in un certo senso canonico, che tuttavia grazie a pochi accorgimenti riesce a scansare la monotonia, filando liscio anche a chi non è un novizio del metalcore, merito di una certa differenziazione delle tracce. Chi ama il genere potrebbe ricevere più di qualche soddisfazione dall'ascolto degli Shark Infested Daughters.

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