SHEOL – I, The Cosmos

SHEOL – I, The Cosmos

 
Gruppo: Sheol
Titolo:  I, The Cosmos
Anno: 2011
Provenienza:  Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti:

Facebook  Twitter  Google Plus  Soundcloud  Youtube  Reverbnation

 
TRACKLIST

  1. I, The Cosmos
  2. Prelude To Life
  3. Thousand Smiling Clowns
  4. Insidious Creature
  5. Dreams Away Pt.1
  6. Dreams Away Pt.2
  7. Prenatal Memory
  8. Sky Cries Boredom
  9. Father Drought
  10. Goodbye
DURATA: 33:28
 

Da quando i laziali Sheol arrivarono su Aristocrazia per la prima volta son trascorsi più di due anni, al tempo venne recensito il demo "Painting Black On The Sun" rilasciato ben tre anni prima, correva il 2007. Nel 2011 la band produce il suo debutto "I, The Cosmos", si arricchisce di un elemento passando da quattro a cinque componenti in line-up, l'innesto è un tastierista e data la rivoluzione nel suono la scelta è stata più che indovinata.

Le lande svedesi del black-death melodico classico vengono abbandonate a favore di una ricerca compositiva e stilistica che predilige un ambito affine sì al gusto e all'uso della melodia del filone, ma che trova riferimento in formazioni quali Cynic, Atheist e Opeth divagando e fuoriuscendo dalla concezione di death metal in sé per accasarsi spesso e volentieri in territorio progressivo.

Il suono è molto più leggiadro, meglio orchestrato e decisamente alleggerito, l'aggressività che caratterizzava il demo è stata più che in parte soppiantata da una esortazione sonora al meditare, tant'è che la scaletta pare assecondare questa decisione dividendosi in egual misura fra brani univocamente strumentali e canzoni che contengono partiture vocali in growl e che tuttavia non disdegnano l'apertura a situazioni nelle quali l'esecuzione in pulito si trova a proprio agio.

Dopo un'entrata morbidamente prolungata offertaci dalla titletrack e "Prelude To Life", con "Thousand Smiling Clowns" e "Insidious Creature" accarezziamo la sezione ruvida della proposta: la prima è più acida, corrosiva, carica di dissonanze e ottimamente arrangiata, sembra in parte richiamare a sé quella sostanza caratteriale che era componente massiccia in passato; la seconda invece punta su un assetto ritmico meno pressante ma non per questo meno vigoroso, elegante la prova delle chitarre che virtuose danzano, straniante l'inserto d'organetto sul finire, ci tenevano a spiazzare? Ci son riusciti di certo.

"Dreams Away" è divisa in capitoli, il primo lievemente allungato e ammodernato è quello che apriva in passato "Painting Black On The Sun", il secondo è la prestazione che per potenza, raffinatezza nei cambi ritmici e nella costruzione del riffato esalta le qualità in dote agli Sheol, apprezzabilissime le partiture di batteria mai ingombranti e le tastiere pronte a porsi a pieno servizio del complesso strumentale.

I viterbesi sono un'altra formazione, altro modo di ragionare, comporre ed esporsi, un pezzo come "Prenatal Memory" con il suo incedere latino e un lavoro di chitarre che all'unisono passano da fraseggi ornamentali e delicati ad altri più possenti e minacciosi può essere apostrofato o come fiore all'occhiello di "I, The Cosmos" o come brano meno riuscito, lì è tutta una questione di gusto e soprattutto di sensazioni a pelle che fanno la differenza sull'immediato.

Di lì in poi il finale si pone all'orecchio un po' come prevedibile, una volta entrati in contatto con l'atteggiamento generale del disco sia "Sky Cries Boredom" che "Father Drought" mostrano un po' il fianco a causa di una conformazione ormai evidentemente tesa a seguire una precisa direzione e che porta con sé qualche piccolo strascico di monotonia. Nulla di grave anche perché comunque le note positive non mancano, a esempio la buona capacità di alternare l'uso del cantato in growl e in pulito nella prima citata, mentre con "Goodbye" si chiude il discorso fluttuando nell'universo.

Devo essere sincero, non mi attendevo un salto di qualità così ampio e soprattutto una prova così diversa dalla matrice originale degli Sheol, sono rimasto piacevolmente impressionato dalla maturità artistica acquisita da questi ragazzi e non posso che augurar loro di trovare al più presto un'etichetta che supporti a pieno titolo il loro lavoro, continuate così!

Facebook Comments