SHIFTLIGHT – Distance

SHIFTLIGHT – Distance

Informazioni
Gruppo: Shiftlight
Titolo: Distance
Anno: 2012
Provenienza: Svezia
Etichetta: Kamarillo Records
Contatti: facebook.com/shiftlight
Autore: Mourning

Tracklist
1. Blinded
2. End
3. Endeavour
4. Black River
5. Subways
6. Wound
7. Mountain Under The Sea

DURATA: 38:00

Che alcune band facciano più fatica di altre a metter fuori la testa è cosa risaputa, c’è chi si getta sul mercato dopo sei mesi con un disco e chi ti fa attendere una vita sperando prima o poi esca il benedetto debutto, sono dinamiche strane, alle volte incomprensibili, fatto sta che è così che va.
Fra le tante realtà che sono da anni in giro ma non avevano ancora pubblicato un lavoro in formato full ci sono anche gli svedesi Shiftlight.
La formazione nella quale militano gli ex Beseech Niklas Svensson (batteria) e Andreas Wiik (chitarra, nella band gothic suonava il basso), completata dal bassista cantante Mattias Lindström, dopo dodici anni dall’uscita del demo “Life Is A Dream” al quale ne susseguirono altri quattro (“AM 25.807”, “Shiftlight”, “Demo 4” e “Numbers”), rilascia il proprio esordio intitolato “Distance”.
Le notizie rintracciate in rete parlano del sound di questi musicisti utilizzando come metro di paragone il melodic Doom/Death, ora non so onestamente chi l’abbia ascoltato ma non ho percepito quel tipo di aura che mi conduce a gente come Mourning Beloveth e Saturnus (tra i tanti), bensì una proposta molto orientata a far convivere le melodie melancoliche di stampo post riscontrabili in act quali Isis e Cult Of Luna, ciò s’incrocia con una tendenza sonora che richiama il melodic death ma stranamente non del tutto svedese.
È la Finlandia dei Ghost Brigade e di gente come gli Insomnium a comparire, entrambi non tanto per le caratteristiche in sé del riffing, anch’esso più post ed etereo come visione, quanto per una costante ricerca atmosferica armoniosa ed emotiva.
Certamente poi ogni tanto qualche richiamo alla madre patria ci scappa pure, gli Opeth seppur a sprazzi si fanno recepire dall’orecchio, si tratta di situazioni realmente sporadiche ma comunque riconoscibili.
Il contrasto fra uno sfondo musicale variopinto e dalle sfumature ben delineate che permettono ai pezzi di arricchire il dipinto con pennellate più o meno intense di volta in volta, acuisce quella sensazione di stratificazione del comparto emotivo, pregevoli sono a esempio il riffing ciclico che caratterizza “End”, il lavoro di Niklas in “Subway” ed è affascinante l’enfasi che si crea nell’attendere l’entrata della voce nella conclusiva “Mountain Under Sea”, nella quale si fa desiderare per quasi cinque minuti, peccato solo per un neo inerente proprio la prova di Mattias.
Il “ringhiare” del singer sia nelle fasi più accese che in quelle dove tende a mitigarsi è lievemente monocorde e questo influisce un po’ sull’andamento dei brani, in futuro se tentasse di dare una forma più elaborata o quanto meno varia all’impostazione delle sue linee di voce sono sicuro che gli Shiftlight nel complesso ne trarrebbero un grosso vantaggio.
L’album così com’è riesce comunque a elevarsi rispetto al piattume di moltissime proposte che provano a fare della melodia, frequentemente usandola in modo becero, la propria arma chiave.
È ovvio che gli Shiftlight debbano ancora maturare dal punto di vista compositivo e il percepire in maniera netta la sensazione di similarità sonora con altre band dovrebbe far riflettere ma non limitare le possibilità da offrire al loro lavoro, è pur sempre di un debutto che stiamo parlando e “Distance” è in possesso di buona musica, alla fine della fiera è quello che c’importa davvero.

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