SHINING – 8 ½ – Feberdrömmar I Vaket Tillstånd

 
Gruppo: Shining
Titolo: 8½ – Feberdrömmar I Vaket Tillstånd
Anno: 2013
Provenienza: Svezia
Etichetta: Dark Essence Records
Contatti: Sito ufficiale
 
TRACKLIST

  1. Terres Des Anonymes
  2. Szabadulj Meg Önmagadtól
  3. Ett Liv Utan Mening
  4. Selvdestruktivitetens Emissarie
  5. Black Industrial Misery
  6. Through Corridors Of Oppression
DURATA: 48:47
 

La chiacchierata creatura di Niklas Kvarforth torna a calcare le scene appena un anno dopo il rilascio dell'ultimo album di inediti "Redefining Darkness", lavoro che non ha mancato di dividere tanto il pubblico quanto la critica. Questa volta il tagliuzzato Svedese ha scelto un modo diverso per far parlare di sé e della sua musica: "8 ½…" è infatti un capitolo a mezza via della discografia della band, non essendo un nuovo album, ma nemmeno una compilation. Trattasi di un insieme di parziali ri-registrazioni di brani facenti parte di diverse precedenti uscite del periodo tra il 2001 e il 2004 (nonostante il materiale, quanto a composizione, risalga fino al 1996). Parziali, scrivevo, perché evidentemente il buon Niklas era soddisfatto del proprio operato e, anziché rielaborare tutto da capo, ha optato per l'aggiunta di qualche linea di basso, chitarra e sintetizzatore-tastiera da aggiungere ai master originali. A parziale giustificazione di questa operazione, poi, si segnala la nutrita schiera di ospiti "in vista": cinque diversi cantanti e le tastiere di Lars Fredrik Frøislie, quest'ultimo già negli Ásmegin, ma anche e soprattutto in Angst Skvadron e Beastcraft insieme a Trondr Nefas, mancato nel 2012 e cui gli Shining dedicarono il precedente "Redefining Darkness". È bene specificare, dunque, che questo non è il disco giusto per approcciare la formazione svedese, anzi è un lavoro che definirei adatto soprattutto, se non esclusivamente, ai fan di lunga data e ferrati in materia.

Venendo finalmente alla musica, il lato estremamente positivo della faccenda è che funziona tutto, ed essere in grado di riproporre brani vecchi di oltre dieci anni senza snaturarli, ma mettendoli effettivamente in una luce diversa, non è cosa da tutti. Certo, i suoni non sono cupi e claustrofobici come quelli che caratterizzavano i primi lavori della formazione e che fanno ancora oggi la felicità dei metallari più oltranzisti, ma non sono neanche puliti e lavorati come siamo stati abituati negli ultimi anni di "sperimentazione"; un giusto compromesso che potrebbe soddisfare entrambe le scuole di pensiero. Soprattutto, però, a dare smalto ai sei brani del disco ci pensano le voci.

La Famine (Peste Noire) apre le danze cantando, o meglio gracchiando, in francese su "Terres Des Anonymes" ("Fields Of Faceless" da "Angst…") e aggiungendo con classe e finezza tutte transalpine versi qua e là per il brano sul tenore di Sì, La Famine, vengo a vomitare il mio cazzo di formaggio, pieno di vermi, sulla tua grassa, pallida Svezia, in presa diretta dalla Chaise Diable, 2013, a La Mesnie Herlequin o Devo… devo… devo… devo scoparmi tua madre. A seguire, viene chiamato in causa Attila Csihar per cantare nella sua lingua madre, l'ungherese, su "Szabadulj Meg Önmagadtól" (traduzione ungherese di "Mörda Dig Själv…", di nuovo da "Angst…") e si sa, come vomita Attila nel microfono, pochi altri. Continua la parata ed è il turno di Pehr Larsson (Vinterland), che essendo di nazionalità svedese non necessita di modifiche particolari per cantare nella propria lingua "Ett Liv Utan Mening" (da "Livets Ändhållplats"), pezzo più puramente depressive e oscuro del lotto, sia per l'origine del brano stesso sia perché il cantato di Larsson assume connotati a dir poco ectoplasmatici. A seguire, contrariamente a quanto visto finora, Gaahl non traspone "Selvdestruktivitetens Emissarie" (semi-titletrack di "Angst…") in norvegese, ma si adatta alla lingua svedese e si rende protagonista anch'egli di un'ottima interpretazione, su un brano fortemente arricchito di tastiere. Il parco di personaggi illustri si chiude con un'altra ottima performance: Maniac, già compagno di scorribande di Kvarforth negli Skitliv, rilegge alla sua maniera "Black Industrial Misery" (originariamente episodio strumentale sulla compilation "Through Years Of Oppression"), utilizzando il testo di "Svart Industriell Olycka" (ancora una volta su "Angst…"), di cui il pezzo in oggetto altro non è che una prima e più grezza versione. Ci pensa poi Kvarforth a chiudere le danze con "Through Corridors Of Oppression" (canzone a suo tempo pubblicata nello split con i Dolorian), probabilmente il rimaneggiamento più inutile del disco, che quasi nulla aggiunge alla versione dell'epoca.

Capire che valore dare a "8 ½ – Feberdrömmar I Vaket Tillstånd", sogni febbricitanti ad occhi aperti, se non quello di operazione commerciale, è complesso, probabilmente impossibile. D'altro canto il materiale qui contenuto è buono e particolare e Kvarforth, che sia davvero un pazzo psicotico con disturbi vari perennemente sotto antidepressivi o solo uno showman particolarmente affezionato alle lamette, la musica la capisce a sufficienza da saper confezionare buoni album.

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