SHINING – VI Klagopsalmer

SHINING – VI Klagopsalmer

Informazioni
Gruppo: Shining
Anno: 2009
Etichetta: Osmose Production
Autore: Leonard Z666

Tracklist
1.Vilseledda Barnasjälars Hemvist
2.Plågoande O’Helga Plågoande
3.Fullständigt Jävla Död Inuti
4.Ohm (Sommar Med Siv) [cover Seigmen]
5.Krossade Drömmar Och Brutna Löften
6.Total Utfrysning

DURATA: 50:32

SHINING - VI Klagopsalmer Che ci fosse puzza di bruciato lo si sentiva nell’aria da un po’. In primis la scelta di produrre con la sua etichetta il “nuovo” dei Bethlehem in cui ricanta in INGLESE i vecchi pezzi di “S.U.I.Z.I.D.”, stuprandoli a dovere e rendendo “A Sacrificial Offering To The Kingdom Of Heaven In A Cracked Dog’s Ear” una delle cagate più atomiche dell’anno. Poi l’annuncio del cambio di etichetta e dell’entrata in studio della band per registrare il successore “VII” ancora prima che “Klagopsalmer” fosse nei negozi. Una mossa che ha sviato l’attenzione da questa uscita, come a dire “attenti, il prossimo album sarà una bomba”… e questo? E questo fa pena.
Fa pena non perché sia suonato male o perché i pezzi siano brutti in sé, ma perché manca totalmente della carica depressiva e malata che ha contraddistinto il susseguirsi di perle a cui questa band ci aveva abituato. Da “Whitin Deep Dark Chambers” a “Halmstad” sembrava proprio che gli Shining fossero una macchina di morte senza pietà, che colpiva sempre al centro del bersaglio, regalandoci capolavori come “Angst, Självdestruktivitetens Emissarie” con un drumming di Hellhammer contemporaneamente tecnico e di gusto. “Klagopsalmer”, invece, sembra un album fatto tanto per fare, con una depressione solo di facciata. I pezzi sono lasciati alla perizia tecnica dei due chitarristi, che sanno il fatto loro, ma sembrano totalmente fuori posto. Purtroppo non ci troviamo di fronte a una band a cui è sufficiente sfoggiare una tecnica formidabile per essere adorata dal pubblico (qualcuno ha detto Malmsteen?), qui ci vuole sostanza e i pezzi devono trasudare depressione, altrimenti non ha senso ascoltare un gruppo del genere. Si salva, a malapena, il primo pezzo “Vilseledda Barnasjälars Hemvist”, ma tutto il resto è un continuo arrancare in cerca di ispirazione in un susseguirsi di riff che hanno lo scopo di gettare fumo sugli occhi. Forse è stato un anno difficile per il nostro “Kvarforth” o forse sta svanendo la vena di dolore che animava questo progetto… ben per lui, ma male per noi! Attendiamo il prossimo, che sarà la vera prova del nove, per capire se questa band è da annoverarsi tra i grandi idoli del passato, oppure se ha ancora qualcosa da dire. Dopotutto un passo falso lo si perdona a tutti, basta che questo non sia il loro “No Prayer For The Dying”, ovvero l’inizio della fine.

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