Shores Of Null - Beyond The Shores (On Death And Dying)

SHORES OF NULL – Beyond The Shores (On Death And Dying)

Gruppo:Shores Of Null
Titolo:Beyond The Shores (On Death And Dying)
Anno:2020
Provenienza:Italia
Etichetta:Spikerot Records
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TRACKLIST

  1. Beyond The Shores (On Death And Dying)
DURATA:38:24

Che la morte sia oggetto tanto di timore quanto di curiosità da parte del genere umano è cosa nota, così come è risaputo che il mondo del metal, in particolare nelle sue frange più estreme e/o malinconiche, subisca irresistibilmente il fascino di ciò che ci riserva l’altra parte. In tanti hanno provato a darne la loro personale interpretazione, a immaginare cosa ci succederà una volta abbandonate le mortali spoglie, oppure a tradurre in musica il dolore di chi resta.

La psichiatra svizzero-americana Elisabeth Kübler-Ross ha teorizzato, nel 1970, cinque fasi in cui viene elaborato il lutto: è su questo modello che si basa il terzo lavoro dei nostrani Shores Of Null, un manifesto doom carico di espressività e una tangibile carica emotiva. Questi tratti saltano tuttavia all’orecchio solo ad ascolto iniziato, mentre la primissima caratteristica di Beyond The Shores (On Death And Dying) che ci colpisce è senz’altro la sua ambizione, riversata in un solo, mastodontico brano della durata di quasi quaranta minuti, durante i quali spuntano ospiti del calibro di Mikko Kotamäki (Swallow The Sun), Thomas A.G. Jensen (Saturnus) ed Elisabetta Marchetti (INNO) ad accompagnare la voce protagonista di Davide Straccione.

Attraversare un periodo straziante causato dalla perdita di una persona cara si concretizza, secondo la Kübler-Ross, prima di tutto nella negazione sistematica che quanto sta accadendo sia reale, seguita da comprensibile rabbia, patteggiamento, depressione e, infine, accettazione di quanto sta accadendo. Queste fasi tuttavia, per quanto applicabili anche a chi sta elaborando un lutto, furono inizialmente teorizzate in relazione alle dinamiche mentali che si instaurano in una persona alla quale è stata diagnosticata una malattia terminale: è questo il punto di vista preso in esame dagli Shores Of Null. Il lungo e articolato testo del brano difatti è una narrazione soggettiva di qualcuno che sta morendo o più probabilmente — a giudicare dal video-film che accompagna il brano — che è già morto e fatica a lasciarsi andare definitivamente, attaccato alla vita e alla persona amata che ha suo malgrado lasciato.

L’apertura di Beyond The Shores ci rivela che una tempesta è in arrivo: il vento soffia forte, si placa solo per lasciare spazio al dolce e triste suono delle corde di un violino. Il ritmo resta lento e cadenzato per diversi minuti, la voce narrante probabilmente non ha ancora realizzato di aver già lasciato questo mondo, o forse semplicemente si rifiuta di accettarlo. Il momento della spiacevole verità arriva con un brusco, violento cambio di atmosfera, nel quale il primo ospite Mikko Kotamäki si domanda col suo iconico e cavernoso growl carico di rabbia il senso di quanto è accaduto: non siamo forse immortali? La morte è una punizione divina?

Va detto che le cinque fasi non vengono presentate all’ascoltatore come ben definite e separate, anzi spesso è presente più di un sentimento, a simboleggiare che i percorsi mentali sono raramente lineari e quasi mai delimitati in modo chiaro. Al cambio di atmosfera segue un’improvvisa impennata dei bpm uniti agli acidissimi scream di Martina McLean (mente dietro il progetto videomaker Sanda Movies), che ci prendono per mano e ci accompagnano verso un misto di patteggiamento e negazione, in cui la voce narrante ha ormai compreso di essere passata dall’altra parte poiché riesce a osservare la sua morte come spettatrice esterna. Ormai la vita è diventata il nemico [cit.], pur essendo sempre stata in guerra col genere umano a causa della sua precarietà, che ci impedisce di portare a termine i nostri progetti, che ci concede di pensare in termini di infinito e poi ci stronca improvvisamente, senza motivi chiari. Succede e basta, la morte è l’unica cosa eterna che ci è concessa e sfortunatamente dobbiamo affrontarla da soli.

Una volta realizzato ciò, sopraggiunge l’inevitabile depressione. Davide duetta con Elisabetta Marchetti e appare chiaro che è ormai impossibile recuperare quanto è stato perduto, perché è troppo tardi. L’unico modo per andare avanti è supporre che il dolore provato abbia un senso, un’utilità, un qualcosa. Con Thomas A.G. Jensen torniamo per un breve momento al patteggiamento, chiedendo a Dio di darci più tempo. Purtroppo però non c’è nulla da fare, Dio non ci ascolta, il silenzio si fa sempre più assordante e le mani diventano sempre più fredde e prive di vita: non c’è più tempo, bisogna lasciare ciò che è stato alle spalle e spostarsi oltre la riva del mondo noto.

La vita è il nemico, la morte invece è al nostro servizio, pronta a condurci verso una casa che non conosciamo ancora. Come in un percorso circolare, Beyond The Shores si conclude con una tempesta ormai iniziata, come i tuoni uditi all’inizio del disco facevano facilmente presagire. Mi piace pensare che ciò che per la voce narrante è stato un lungo e doloroso percorso fino all’accettazione finale sia durato, in tempi umani, solo qualche minuto, il tempo necessario affinché iniziasse a piovere.

Gli Shores Of Null hanno compiuto un passo importante, quello che mette in qualche modo una distanza notevole tra  l’ottimo Quiescence del 2014 (che comunque continua ad avere un posticino specialissimo nel mio cuore) e Black Drapes For Tomorrow, forse meno intenso ma ugualmente valido, del 2017: il fulcro doom è sempre lo stesso, ma è impossibile non notare l’evoluzione stilistica e musicale della band, che si è cimentata in un racconto di dolore e accettazione di quello che la vita (o la morte) ci mette davanti, anche se siamo completamente inermi e impreparati. Il sound si è fatto più oscuro, i passaggi sono più curati, i video continuano a essere resi magistralmente e i ragazzi di Sanda Movies si sono davvero superati. Beyond The Shores è stato anticipato da una promozione e alcuni brevi sneak peek che hanno creato aspettative altissime: dopo averlo ascoltato almeno quindici volte, posso dire con certezza che non sono state disilluse. Un solo brano, quaranta minuti quasi, un esperimento pensato e progettato fin nei minimi particolari: Beyond The Shores (On Death And Dying) si è fatto notare da testate internazionali di un certo rilievo, ci auguriamo che ciò contribuisca definitivamente a puntare i riflettori sugli Shores Of Null, che ormai ci hanno fatto capire chiaramente di che pasta sono fatti.

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