SHROUD EATER – Shroud Eater ThunderNoise

Informazioni
Gruppo: Shroud Eater
Anno: 2009 – 2011
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/shroudeaterrocks
Autore: Mourning

Tracklist
Ep
1. We Are Beasts
2. Vesuvius
3. Cyclone

ThunderNoise
1. High John The Conqueror
2. Vesuvius
3. Cyclone
4. Shark Valley
5. We Are Beasts
6. Descent From The Summit
7. Oubliette
8. Baying Of Jackals
9. Sinister Hunt
10. Hands That Prey
11. Pale Rider

DURATA: 57:21

Gli Shroud Eater che trio godereccio cazzo, giungono a noi direttamente dalla Florida (Miami) e come altre volte è già avvenuto ho preso di petto la situazione affrontando la revisione dei due lavori sinora pubblicati in unica mandata.
SHROUD EATER - Shroud Eater ThunderNoise Il “Demo” del 2009 rivela infatti chiaramente le direttive sonore e le voglie del terzetto di musicisti, Jeannie Saiz (voce e chitarra), Janette Valentine (basso) e Felipe Torres (batteria) hanno cristalline intenzioni acide, malsane e scapoccianti, n’è riprova l’opener “We Are Beasts” dove la scuola stoner/doom si fonde con il marchio più scuro del grunge e grazie a un drumming tonante t’incanala tanta di quella forza da sbatterti di qua e di là tanto da non poter star fermo, c’è da scatenarsi.
Le succede “Vesuvius”, entrata di stampo tribale, sound che diviene più pesante, annerito, chitarre che quasi sfiorano il noise e farebbero sobbalzare anche un morto, in quest’ondata pressante è sempre chiara e partecipe la funzione di un basso che con le sue linee incalza e affonda ancor più le dita nel terreno.
Gli High On Fire sono una presenza che si potrebbe definire fissa per il loro stile ma la vena punk con cui affrontano e adornano le composizioni, iniziando dalla vocalità urlata di Jeannie, li rendono un caso più unico che raro in una scena che annovera per lo più (ottimi) cloni del periodo seventies, una sfilza infinita di progressive/post act e sludger dell’ultima ora.
Posta in chiusura del mini lavoro, la strumentale “Cyclone” si mantiene sulle coordinate perseguite sino a quel momento aumentando il numero di giri al motore, incalza portando a termine il demo con l’ennesimo rilascio adrenalinico.
Sono trascorsi due anni da quelle tre tracce, è un’altra autoproduzione quella che ci consegna il full “Thundernoise” e la band non mette di lato le canzoni più vecchie ri-registrandole e inserendole in tracklist, mantengono viva la peculiarità punk che caratterizzava in parte la proposta ampliando però il raggio d’azione, le soluzioni interne all’album attingono dal territorio stoner/doom (“Silent Hunt” “Descent From The Summit”, “Baying Of Jackals” e “Pale Rider”), si alimentano di post/metal (“Shark Valley”) sino a trasportare una dose massiccia di progressione rock in quello che reputo l’episodio più intrigantemente diverso del nuovo corso: “Oubliette”.
Quest’ultimo brano citato evidenzia quanto e come il songwriting degli Shroud Eater sia migliorato, abbia avuto uno sviluppo tentacolare abbracciando in toto la scena doom nelle sue svariate forme, è innegabile che il disco possegga tratti heavy, suoni fangoso, si districhi col rock ma soprattutto sia una fottuta release che fa dello stoner un’arma.
La capacità di alternare i flussi stilistici mostrando all’ascoltatore le due facce di una medaglia (cruda e carica di solchi, progressiva e quasi dolciastra) fa sì che “ThunderNoise” possa avere un ampio riscontro anche da più fasce di fruitori del genere, non è un monolite unico, più una pietra levigata che palesa le proprie sfaccettature, le vengono in supporto la prestazione strumentale incisiva e ben orchestrata, una prova dietro al microfono che tiene testa per grinta e rabbia espressa a colleghi molto più conosciuti perdendo ahimè qualche punto a causa di una produzione non perfetta.
Il tallone d’achille dell’album è legato al suono scelto per il drumming, il rullante soprattutto è sin troppo sottile (“High John The Conqueror” n’è l’esempio lampante) e diminuisce notevolmente lo spessore del lavoro di un martellatore come Felipe che quando pesta lo fa, eccome se lo fa.
Il tre sembra essere un numero fortunato per gli Shroud Eater, tre i pezzi del demo, tre gli anni per erigere un muro solido e regalarci due buonissime uscite del genere, sì perché “ThunderNoise” è un gran trampolino di lancio, un ottimo biglietto da visita per dire al mondo: “noi ci siamo è arrivato il maledetto momento che ci ficchiate nel vostro stereo!”, chissà che con il prossimo lavoro, il terzo appunto, non giunga l’apice atteso?
Per ora il problema non si pone, il disco è appena concluso, ripremo “play” e mi distruggo ancora una volta in loro compagnia, non li avete ascoltati?
Che state aspettando?

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