SHROUD OF DESPONDENCY – Dark Meditations In Monastic Seclusion

SHROUD OF DESPONDENCY – Dark Meditations In Monastic Seclusion

Gruppo:Shroud Of Despondency
Titolo:Dark Meditations In Monastic Seclusion
Anno:2011
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Autoprodotto
Contatti:Facebook  Twitter  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Looking Out, Seeing One Last Ray Of Light
  2. Homo Homini Lupus
  3. Parting Of The Way
  4. Sybil
  5. Sullen Murmur Oppressive Stillness
  6. Flicker Of The Ardent Light
  7. To Glisten In All The Colors Of Distress
DURATA:57:13

Gli anni passano e le convinzioni aumentano, come le delusioni, le certezze e le speranze che si infrangono e rinascono. Il metal è l’unico panorama che rinasce dalle proprie ceneri come l’Araba Fenice e si fortifica, in cui è possibile anche per le formazioni che non inventano nulla eguagliare i valori espressi dai maestri, quei gruppi che per fortuna sono stati notati e riconosciuti, lasciando poi i colleghi nell’ombra.

L’ultima parte del discorso potrebbe calzare agli Shroud Of Despondency: la band statunitense è attiva dalla fine degli anni Novanta e possiede una discografia che vanta dei discreti lavori, ma l’ho conosciuta soltanto adesso con il penultimo album Dark Meditations In Monastic Seclusion, seguito di Objective: Isolation e Live At WMSE.

Ho sentito spesso e volentieri parlare benissimo degli Agalloch, eppure io vado controcorrente. Li ho sempre trovati alquanto soporiferi e l’ultimo Marrow Of The Spirit non ha fatto altro che aiutarmi a dormire ancora un po’… Perciò quando ho letto il nome della band di Portland fra le papabili influenze dei ragazzi di Milwaukee mi sono quasi chiesto chi me l’avesse fatto fare e invece… Invece mi sono trovato nello stereo un disco coinvolgente, superiore a livello atmosferico a molto del materiale che ho avuto il piacere (o meno) di ascoltare nell’ultimo biennio e capace di concentrare i propri sforzi sul versante più black metal o viceversa su quello più folk con una duttilità davvero degna di nota.

Qualche rimando al gruppo proveniente dall’Oregon è evidente, vi è però una sottostruttura progressiva che aumenta il sapore rétro del sound. Inoltre la piega in parte depressive viene tramutata dalle sconfortanti e malinconiche partiture acustiche in un pungente e stuzzicante motivo per immergersi in brani quali l’apertura “Looking Out, Seeing One Last Ray Of Light” e “Flicker Of The Ardent Light”, nella feralità nera e luccicante delle combinazioni più estreme che induriscono “Homo Homini Lupus” e “Sullen Murmur Oppressive Stillness”, e nella dualità ipnotica che esplode in una esaltazione celebrativa di sentimenti come l’odio, la disperazione e l’intimismo isolatorio che conduce alla misantropia.

Sul fronte vocale invece il cantato di Mike Jurek di primo acchito non è semplice da assimilare, sia nella fase black più acida che nel pulito il più delle volte appena accennato, avrete difatti bisogno di un po’ tempo per metabolizzarlo. Dark Meditations In Monastic Seclusion è una autoproduzione di valore non solo per la musica contenuta, infatti l’operato svolto dietro il banco del mixer è più che pregevole: la strumentazione è perfettamente bilanciata e intellegibile, rendendo i pezzi ancor più vividi; ascoltate “Sybil” e capirete.

In conclusione, gli Shroud Of Despondency sono per me una felice sorpresa e Dark Meditations In Monastic Seclusion uno dei dischi più interessanti che ho esaminato in questa prima metà del 2011. La domanda sorge perciò spontanea per l’ennesima volta: perché non hanno un contratto e mi devo sorbire un lavoro di Demonaz che mi ha fatto rischiare la dissenteria fulminante? Misteri? No, nomea e soldi.

Volete davvero girovagare fra foreste invernali lussureggianti e melancoliche? Avete bisogno di rientrare in contatto con voi stessi e cercate un po’ di intimità? Amate il neo-folk inserito in un contesto dall’animo multiforme ma che si fonda sul black metal? Fatevi un giro sulla giostra degli Shroud Of Despondency!

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