SIGH – Graveward

 
Gruppo: Sigh
Titolo: Graveward
Anno: 2015
Provenienza: Giappone
Etichetta: Candlelight Records
Contatti:

Sito web  Facebook  Twitter  Last.fm  Myspace

 
TRACKLIST

  1. Kaedit Nos Pestis
  2. Graveward
  3. The Tombfiller
  4. The Forlorn
  5. The Molesters Of My Soul
  6. Out Of The Grave
  7. The Trial By The Dead
  8. The Casketburner
  9. A Messenger From Tomorrow
  10. Dwellers In A Dream
DURATA: 49:35
 

Il 2015 è indubbiamente un anno ricco di uscite in ambito Avantgarde Metal: tra i nomi principali possiamo citare i Solefald, il ritorno di Dødheimsgard e Arcturus, e il nuovo lavoro dei portabandiera della sperimentazione orientale Sigh. E di quale di queste band vi potrà mai parlare oggi l'Aristocratico più nippocentrico della webzine? Inutile negarlo, attendevo con ansia la pubblicazione di questo album da mesi e ancora di più dopo essere stato deluso da "World Metal. Kosmopolis Sud" e dal brano che anticipa "Arcturian". Un anno che musicalmente sarebbe potuto essere uno dei miei preferiti si stava rivelando una tragedia, ma fortunatamente i Giapponesi hanno soddisfatto le mie aspettative, per certi versi andando anche oltre.

L'elemento che dovrebbe destare l'interesse di tutti noi abitanti della Penisola è il fatto che "Graveward" sia stato presentato come un disco ispirato al cinema horror italiano e alle colonne sonore che lo hanno caratterizzato, in particolare quelle di Fabio Frizzi, più volte collaboratore di Lucio Fulci; non è un caso che effettivamente alcuni passaggi portino alla mente gente come gli Abysmal Grief, che dell'horror hanno fatto la propria fortuna. Altri nomi importanti vengono tirati in ballo dalle orchestrazioni, quelle di "The Tombfiller" fanno quasi pensare a una sorta di versione macabra dei Rhapsody, mentre in più di un'occasione lo sguardo viene rivolto anche all'estero, in particolare alla Gran Bretagna dei vecchi Cradle Of Filth che riecheggiano prepotentemente in "The Trial By The Dead". Tutto ciò viene posto su una sorta di Black-Thrash rozzo e aggressivo con accenni Death, in cui assoli e riff da headbanging ci ricordano del cambio di formazione che ha visto l'ingresso alla chitarra di You Oshima, già noto per il suo progetto solista Kadenzza.

Fin qui potremmo quasi dire di trovarci di fronte a un nuovo "Hangman's Hymn", sappiamo bene però che aspettarsi due album identici dai Sigh è un grave errore. A quanto pare, l'idea iniziale era di usare ampiamente strumenti quali minimoog e mellotron; in realtà, il risultato finale comprende molti altri elementi, ma la presenza di sintetizzatori reminescenti certo prog rock (nominare i Goblin non sarebbe del tutto sbagliato) non è comunque trascurabile e ci trasporta con ancora più forza tra gli anni Settanta e Ottanta. Altra caratteristica che era già stata resa nota dai due brani che hanno anticipato il disco ("Out Of The Grave" e "Kaedit Nos Pestis") è la voce pulita, spesso sfruttata in ritornelli orecchiabili che non avrebbero affatto sfigurato come colonna sonora di qualche film di zombie; inoltre, il secondo dei due pezzi citati mi ha fatto pensare ad alcune band Psychobilly, ma prendete questa affermazione più come una sensazione personale.

Per il resto, troverete tutto ciò che ci si può aspettare dalla creatura di Mirai, ovvero la sua imprevedibilità: il sassofono di Dr. Mikannibal fa alcune apparizioni degne di nota, come in "Out Of The Grave"; per quanto la base sia nel suo nucleo semplice e diretta, la band riesce comunque a inserire passaggi in tempi non convenzionali; elementi totalmente esterni fanno la loro comparsa in modo inaspettato, come gli influssi Jazz di "The Casketburner" o interi brani quali la splendida "A Messenger From Tomorrow". Una nota particolare va infine alla produzione: le scelte della band sono state criticate in più di un'occasione, qualcuno ricorderà ciò che si diceva di "Gallows Gallery" e del suono da scantinato di "Scenes From Hell"; ancora una volta, i Nostri optano per un suono sporco ma non troppo, che amplifica l'effetto old school dell'album.

"Graveward" è perfettamente definibile come un disco dei Sigh, nulla di più e nulla di meno, pertanto dovreste sapere cosa (non) aspettarvi; il loro marchio di fabbrica è ormai inconfondibile, nonostante assumano un'identità diversa a ogni nuova uscita. L'ascolto è d'obbligo per chi ama la band e assolutamente consigliato a chi cerca qualcosa di particolare e personale.

Facebook Comments