SIGNS PREYER – Signs Preyer

SIGNS PREYER – Signs Preyer

Informazioni
Gruppo: Signs Preyer
Titolo: Signs Preyer
Anno: 2012
Provenienza: Italia
Etichetta: Red Cat Records
Contatti: myspace.com/signspreyer
Autore: Mourning

Tracklist:
1. Anger
2. Bitch Witch
3. It Comes Back Real
4. Just To Kill You
5. Killer Instinct
6. Painless Pain
7. Dark Soul
8. Hell
9. Signs Preyer

DURATA: 42:51

SIGNS PREYER - Signs Preyer Arrivano da Orvieto i Signs Preyer, la formazione umbra sorta nel 2006, dopo il demo omonimo del 2010 che la vedeva ancora combattere con alcuni problemi nell’impostazione e con una mancanza di precisione nell’esecuzione, torna a battere il ferro finché caldo proponendosi con il debutto che riparte dal titolo ancora una volta mantenuto omonimo e ridà vita quasi alla totalità della prestazione primorde; delle canzoni “old” è assente la sola “We Are Friends”.
Ripartendo da quelle basi è adesso possibile notare quanto e come il combo sia migliorato, il sound è più compatto e oltre alla determinazione groove di scelte panteriane, sono ancor più caratterizzate e definite le voci che citano la parte hard-rock/southern oriented alla Black Label Society e un flavour ‘n’roll che serpeggia fra le tracce in maniera lussuriosa.
È evidente il passo in avanti compiuto dal quartetto che infila una serie di brani capaci di aizzare l’ascoltatore, pungerlo e stuzzicarlo sino a coinvolgerlo.
I pezzi più interessanti, a esclusione del botto finale affidato a una titletrack esplosiva e dotata di una sezione solistica strepitosa, rivolgono ancora una volta lo sguardo indietro: “It Comes Back Real” e il suo ritornello carico di piglio, “Just To Kill You” notevolmente affinata rispetto alla versione antecedente, in “Killer Istinct”
l’utilizzo della doppia voce sembra aver trovato la quadratura che cercava, è il più elaborato e riflette al meglio le potenzialità di scrittura in possesso dei Signs Preyer, mentre in “Painless Pain”, nella quale è palese la matrice Pantera nel riffing ideato dalla coppia d’asce composta da Eric Dust e Ghode Wielandt, il cantato (sempre opera di quest’ultimo) propone linee vocali  con un’impostazione conclusiva di stampo anselmiana che vi metterà la pulce all’orecchio facendovi pensare: dove l’ho sentita già?
Tralasciando tutti i collegamenti e i vari riferimenti a possibili act che potrebbero partecipare al calderone delle influenze di base, quello che resta è una prova al di sopra della media, ispirata in più occasioni, strumentalmente valida e fornita di una produzione ancora una volta curata dai Bonsai Recording Studio che si adatta perfettamente alla proposta dei Signs Preyer.
I giochi sono aperti e con “Signs Preyer” i ragazzi sono pronti a dire la loro. il supporto a una realtà in crescita come questa sarebbe il caso di non farlo mancare.

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