SILENT CALL – Truth’s Redemption | Aristocrazia Webzine

SILENT CALL – Truth’s Redemption

 
Gruppo: Silent Call
Titolo: Truth's Redemption
Anno: 2014
Provenienza: Svezia
Etichetta: Dust On The Tracks Records
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TRACKLIST

  1. Intro
  2. Nightmare
  3. Evermore
  4. First To Know
  5. Erasing The Sky
  6. These Four Walls
  7. The Knife
  8. Alive
  9. All Of Us
  10. A Better Life
  11. The Kingdom's Fall
  12. World On Fire
  13. Our Last Goodbye
DURATA: 58:49
 

C'è una sottile linea che separa i dischi particolarmente melodici da quelli di roba fin troppo commerciale con qualche distorsione qui e lì. I Silent Call non sono nuovi dell'ambiente: il gruppo svedese è già alla sua terza realizzazione in cui, alternando Progressive e AOR, cerca di tirare fuori un album che non solo dimostri delle competenze, ma che sia anche in grado di farsi riconoscere nell'amalgama generale.

Per certi versi "Truth's Redemption" è perfettamente in linea con il precedente "Greed": senza strafare in virtuosismi, la vera forza trainante del disco si rivela la voce di Andi Kravljaca, vigorosa e alta abbastanza per permettere una tonalità sonora che ricorda molto quei gruppi di facile ascolto degli anni '80 ("Evermore" pare proprio catapultata da quel tempo). Anche i comparti ritmici agiscono secondo una buona linea strumentale: gli assoli di Daniel Ekholm hanno sempre il proprio posto, senza mai eccedere (perfino nella iniziale "Nightmare"), così come Micke Kvist si adatta perfettamente a brani un po' più vari, dove la struttura musicale diventa vagamente più complessa ("First To Know", "The Knife"). Nota dolente le testiere di Patrik Törnblom, presenti solo in piccoli passaggi di pianoforte, ma considerata la vaga presenza di distorsioni è veramente difficile potersi aspettare innesti più d'atmosfera.

Il problema, però, è che così come "Greed" era un piacevole prodotto se preso a piccole dosi, in "Truth's Redemption" questo aspetto non solo si ripete, ma è perfino portato all'eccesso. La nuova fatica degli svedesi è organizzata bene, è stabile e vive di natura propria, tuttavia è fin troppo simile tra tutti i tredici brani proposti; è decisamente poco unica. Probabilmente anche a causa dell'autocitazione di alcuni giri di note, in "Truth's Redemption" si fatica incredibilmente a trovare un pezzo che sia di spicco e non di certo perché l'album sia maestoso. Anzi, la media delle canzoni è quella classica delle ballate di fine '80: melanconiche, a tratti distorte, ma fortemente lamentose e piatte. Non è certamente colpa di Kravljaca, che in brani come il conclusivo "Our Last Goodbye" mette in mostra tutto il suo potenziale, eppure è sicuramente un problema relativo alla struttura compositiva dei pezzi, fin troppo poco personali e dallo stile neutro, quasi anonimo. Anche dopo molteplici ascolti, continuerete ad avere grossi problemi a riconoscere una composizione da un'altra, perdendo del tutto la possibilità di apprezzare le buone capacità dei Silent Call in quanto musicisti.

Non sono certo che un maggiore azzardo possa portare il salto di qualità sperato (dopo due album è cambiato ben poco), ma si avrebbe sicuramente un prova di coraggio e, magari, un prodotto molto più piacevole e memorabile da ascoltare.