Sivyj Yar - Golden Threads | Aristocrazia Webzine

SIVYJ YAR – Golden Threads

Gruppo: Sivyj Yar
Titolo: Golden Threads
Anno: 2022
Provenienza: Russia
Etichetta: Avantgarde Music
Contatti: Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Кто-то тихо пропел за полями [A Voice Sung Softly Across The Fields]
  2. В весеннем ветре слушай голос мой [Hear My Voice In The Spring Breeze]
  3. Русалии [Rusalia]
  4. Сквозь туман чернеют села [Through The Fog The Villages Blacken]
  5. Корений горький сок во злаке медом стал [Juice Of The Bitter Root Sweetens To Honey In The Cereal Fields]
  6. В росе серебрятся следы… [Footsteps Shimmer Silver In The Dew…]
DURATA: 36:37

Decisamente non l’album che mi aspettavo da Sivyj Yar, questo Golden Threads uscito a gennaio per la solita Avantgarde Music. Il buon Vladimir, infatti, per una volta si toglie i panni del metallaro e abbraccia in tutto e per tutto il lato folk della sua musica. Il disagio e l’orgoglio delle campagne russe di dischi come From The Dead Villages’ Darkness e Grief lasciano spazio a una poetica diversa, dedicata alla rievocazione delle tradizioni pagane/popolari slave, con il nome di Yuri Mirolyubov a fare da bussola.

Un personaggio che merita qualche parola, in quanto si tratterebbe nientemeno che dello scopritore del famoso Libro di Veles, un testo storico-religioso compilato sulla base di alcune tavole rinvenute in Ucraina nella prima metà del ‘900. Secondo la maggioranza degli studiosi tra quelli che si sono applicati sul tema, però, il libro sarebbe un falso realizzato dallo stesso Mirolyubov con lo scopo di fornire basi storiche a una tradizione frammentaria e priva di canoni sostanziali. Nel secolo scorso, soprattutto dopo la fine del comunismo sovietico, i movimenti neopagani slavi hanno assunto il Libro di Veles come un vero e proprio testo sacro, facendo propri anche sentimenti nazionalisti, anticristiani, antisemiti e razzisti che hanno fatto e fanno da sfondo, purtroppo, a parte della scena estrema russa.

Fatte queste doverose premesse, arrivo alla musica contenuta in Golden Threads. Come detto, non si tratta di un disco metal: una scelta radicale ma non troppo, quella di Vladimir, perché non siamo di fronte a un lavoro con un background filologico-musicale accurato, ma a un semplice album neofolk. Il primo paragone a venirmi in mente sono i finlandesi Nest, autori di un neofolk atmosferico e un po’ new age nel quale il kantele aveva un ruolo da protagonista. Anche Sivyj Yar fa uso di un salterio, in questo caso il gusli, ma mentre la band di Aslak Tolonen alternava momenti gioiosi ad altri più cupi, Golden Threads è una sbrodolata di miele continua.

Non che la festosità sia un problema in senso assoluto, però la mancanza di una reale soluzione di continuità rende l’ascolto di un disco folk — di per sé un genere che tende per sua natura a essere ossessivo — piuttosto noioso. Tra “Hear My Voice In The Spring Breeze” e “Through The Fog The Villages Blacken” non si notano particolari differenze a livello di mood, così come “Rusalia” fa un po’ il paio con “Juice Of The Bitter Root Sweetens To Honey In The Cereal Fields”. L’unico brano a smarcarsi un minimo è “Footsteps Shimmer Silver In The Dew…” ed è pure quello che più di tutti mi ha fatto pensare ai Nest.

In generale Golden Threads non può dirsi un brutto lavoro, solo che fatico a trovargli una collocazione all’interno del percorso fatto finora da Sivyj Yar. È sicuramente troppo sbilanciato verso il buon umore, ma oltre a questo c’è anche un evidente problema di varietà nella scrittura.