SKÁPHE – Skáphe²

 
Gruppo: Skáphe
Titolo: Skáphe²
Anno: 2016
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: I, Voidhanger Records
Contatti:

Facebook  Bandcamp

 
TRACKLIST

  1. I
  2. II
  3. III
  4. IV
  5. V
  6. VI
DURATA: 35:54
 

Per la seconda volta mi imbatto in Alex Poole senza saperlo: dopo averne fatto la conoscenza qualche anno fa grazie a Chaos Moon, oggi me lo ritrovo davanti, o meglio nello stereo, in coppia con D.G., uno dei giovani Islandesi che nell'ultimo paio d'anni ha fatto parlare parecchio di sé grazie a Misþyrming e Naðra (tra le altre cose, apprezzati dal sottoscritto proprio qualche settimana fa in occasione del Roadburn 2016). C'è da dire che, nonostante il progetto facesse originariamente capo al solo Poole, unica figura alle spalle del debutto eponimo datato 2014, gli Skáphe sono molto più vicini ai Misþyrming che agli altri progetti del Nostro, Chaos Moon in primis. Probabilmente è stato proprio questo a spingere l'Americano ad accompagnarsi a D.G., non si sa bene in che misura e in che rapporti — i riconoscimenti dell'album sono ovviamente inesistenti — per la realizzazione di "Skáphe²".

Tutto ciò che riguarda anche solo lontanamente gli Skáphe è avvolto da un'aura caotica e confusa, se non proprio di mistero. Lo stesso nome scelto per il progetto, come sempre dal greco antico, è un termine che offre un'ampia varietà di possibili traduzioni: un vaso, un bacino, una conca (da cui lo «scafo» delle navi), ma anche una particolare tipologia di meridiana. Insomma, un vocabolo legato a un'idea di contenimento, più che a un oggetto vero e proprio. E di contenuti gli Skáphe ne offrono parecchi, in questi sei brani, tutti strettamente legati alla sensazione di spaesamento, di caos e di inafferrabilità del black metal più contorto e indecifrabile. Non si tratta di un disco particolarmente difficile, quanto più di un album estremamente impegnativo dal punto di vista emotivo: ogni singola nota sembra protesa verso la dissonanza, l'ansia, il malessere e lo spasmodico tentativo di risultare indigesta. Urla, muri di chitarra, versi, vaghe reminiscenze industriali e rumoristiche (tanto che a tratti, dove il duo esce talmente dagli schemi del black metal da non essere quasi più accostabile a esso, mi ritrovo a pensare ai Legion Of Andromeda): una manna per passare una mezzora di relax e tranquillità.

Al di là del fascino che queste sperimentazioni continuano e temo continueranno a esercitare su di me, per quanto si sia ormai da tempo esaurito l'effetto sorpresa — ridendo e scherzando il debutto dei Krallice è roba di quasi dieci anni fa — rimane il fatto che entrare davvero in un disco come "Skáphe²" è pressoché impossibile. Forse forse i suoi autori, se presi in un momento particolarmente favorevole, potrebbero dare qualche minima coordinata utile a orientarsi nel marasma di questi sei brani senza nemmeno un titolo, supportati da un libretto completamente vuoto.

A patto di apprezzarlo senza davvero poter capirlo, "Skáphe²" è un ottimo disco, dalla grande atmosfera e dall'indiscutibile carica emotiva. Certo è che gli album davvero grandi sono quelli che forniscono molteplici chiavi di lettura e possibilità interpretative, mentre qui siamo davanti a uno dei più mirabili esempi di ermetismo artistico dell'ultimo decennio.

Facebook Comments