SKARAB – Skarab

SKARAB – Skarab

Informazioni
Gruppo: Skarab
Titolo: Skarab
Anno: 2012
Provenienza: Germania
Etichetta: Zeitgeister Music
Contatti: facebook.com/skarab.band
Autore: Mourning

Tracklist
1. Heat
2. Sculpting In Time
3. Horus
4. Island Of Birdmen
5. Sunset
6. The Body Of A Graveyard
7. The Rabbi Of The Weeds
8. Stone Torches
9. I Am The Winding Stair
10. Unarmed Sailor

DURATA: 43:32

Come venire sorpresi di continuo? La famiglia Zeitgeister n’è capace, ogni band appartenente a questo nutrito roster, che ruota intorno a un collettivo di musicisti solido e legato da ottimi rapporti d’amicizia, sembra avere infatti sempre qualcosa d’inaspettato da offrire.
All’inizio del 2012 avevamo chiacchierato con Tim Steffens che nel raccontarci qualcosa di più sul mondo dei Klabautamann aveva svelato le prime notizie riguardanti il progetto Skarab, progetto che non è rimasto tale ma è divenuto adesso una realtà a tutti gli effetti e che vede nelle sue fila oltre a Tim alla chitarra, Christian Kolf alla voce (nome notissimo per chi segue le vicende della label tedesca date le sue prestazioni in progetti quali Island, Owl, Slon, Valborg e Woburn House, alquanto importanti nella riuscita complessiva di molti dei dischi da loro prodotti), Gabor Schary al basso e Richard Nagel dietro le pelli.
Cosa suoneranno questi Skarab? E qui nasce il primo problema, dovete però tenere conto della mia affermazione con valore positivo, quello che “Skarab” in tre quarti d’ora emana è una vibrazione instabile, una quantità di emozioni racchiuse in un sound gelido, quasi distaccato ma che con il mondo delle produzioni Zeitgeister mantiene un palese punto di contatto: è ibrido.
La natura del metal racchiuso nei dieci brani è di difficile classificazione perché se vi dicessi che percepisco Katatonia e Nevermore, oppure Arcturus e Ved Buens Ende nelle atmosfere e qualcosa del cantato, se asserissi che i Tool sembrano trovare spazio in una collisione sonora che in alcuni momenti ricorda non a caso certe soluzioni dei Valborg più intimi, ricercati e una scia doom progressiva pare prendere forma nelle situazioni in cui il suono aumenta sfrenatamente quella sensazione di tristezza quasi angosciante, non pensereste sia davvero troppo? Eppure è così, il troppo con questi artisti difficilmente stroppia.
La bellezza insita nelle canzoni sta nel fatto che non hanno alcun bisogno di svincolarsi da ritmiche impostate per espandere o far collassare la situazione ambientale. Nessuno scatto in velocità o indurimento del sound privo di senso, risultano comunque robuste, definite, potrete notare che di molle e lasciato a sé stesso non vi è nulla. La sezione strumentale e quella vocale vanno di pari passo assecondandosi nell’influire sull’ambiente circostante, il rafforzarsi o il flettersi su se stesse sono dinamiche che potrete notare a più riprese e particolarmente ben sfoggiate in capitoli quali “Sculpting In Time”, “Sunset”, “The Rabbi Of The Weeds”, “Stone Torches” (c’è un po’ di Anselmo in questo pezzo, a voi capire a cosa mi stia riferendo) e “I Am The Winding Stair”, non poi così facili da digerire dopo un solo paio di giri nello stereo.
Gli Skarab hanno bisogno di tempo, dovrete starci un po’ dietro approfondendo la conoscenza, sfruttando i testi per calarvi al meglio nella loro esecuzione e interpretazione, riuscirete così a scardinare l’opposizione di uno “Skarab” volutamente distante da tutto ciò che è considerabile commerciale e non per questo alla portata di chiunque ascolti musica estrema e avantgarde.
Io l’avrò compreso? Forse, sicuramente ho tentato di entrarvi in contatto e voi che farete? Provare non vi costa proprio niente.

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