SKY SHADOW OBELISK – Beacon

 
Gruppo: Sky Shadow Obelisk
Titolo: Beacon
Anno: 2015
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Beacon
  2. The Ancient Yeasts Of Yoh-Vombis
  3. Scepter Of The Black Sun
  4. The Polymorphic Bell Of The Messenger
  5. Velus Temporum
DURATA: 49:56
 

Un bel po' di tempo fa vi presentammo Sky Shadow Obelisk tramite una doppia recensione dei suoi primi ep. In questo 2015 vede finalmente la luce il suo primo lavoro di durata maggiore che ci dà l'opportunità di notare i passi avanti fatti in questi anni.

Parlo fin dall'inizio di passi avanti perché — pur non conoscendo i vecchi brani — il confronto tra le parole del nostro Mourning e l'ascolto di questo "Beacon" rende evidente la volontà di Peter Scartabello di portare la sua creatura verso strade per nulla convenzionali; riferirsi a un misto di Prog e Doom non sarebbe sbagliato, ma sarebbe restrittivo e sicuramente fuorviante. Questo perché la natura sperimentale del progetto è cresciuta all'inverosimile, in modo da rendere l'ascolto tanto difficile quanto intrigante. Le semplici note acustiche iniziali della titletrack sono una trappola: certamente impostano l'atmosfera su toni cupi e inquietanti, ma non lasciano minimamente intendere ciò che avverrà più avanti. Con l'ingresso della strumentazione prettamente Metal e soprattutto della voce, Sky Shadow Obelisk rivela la sua vera identità: a primo impatto sembra essere la perfetta rappresentazione di tutto ciò che non bisognerebbe fare in musica. Stonato? Fuori tempo? Eccessivamente forzato? La risposta a tutte le domande è «». La parola più adatta per descrivere questo album, insomma, è «sbagliato». Eppure non ci vuole molto prima di rendersi conto che questa sensazione di erroneità è esattamente l'obiettivo del signor Scartabello, obiettivo indubbiamente raggiunto grazie all'uso di poliritmie, microtoni e notevoli influenze provenienti soprattutto dal Prog settantiano, ma anche dalla Classica e dal Jazz.

"Beacon" è un lavoro estremamente complesso, tuttavia non è una mera esibizione tecnica né tantomeno il prodotto di un musicista che ha voluto strafare. Lo ripeto ancora una volta, questo è un album sbagliato; la vera domanda però è: sbagliato rispetto a cosa? La mia risposta è che è sbagliato per questo mondo, eppure l'universo da cui nasce questo disco non è il nostro, bensì quello creato dalla mente del maestro Lovecraft. Quando considero il connubio tra questo autore e il Doom Metal, il mio pensiero va a gente come Tyranny, Thergothon e Fungoid Stream, ma qua ci troviamo davanti a un mostro completamente diverso: più che un lavoro che vuole rievocare certi scenari, "Beacon" sembra realmente provenire da un'altra dimensione e il suo scopo è proprio quello di raccontare una storia che si svolge in essa. In altre parole, se le band citate cercano di ricreare le ambientazioni come in una colonna sonora, Sky Shadow Obelisk preferisce puntare direttamente alle sensazioni vissute dallo spettatore che segue le vicende.

Più concretamente, cosa propone questo album? I cinque brani spaziano tra le diverse influenze che lo compongono. I primi due mettono in evidenza la passione per il Rock progressivo di gruppi quali Camel e King Crimson, la presenza del mellotron nel secondo è solo un dettaglio che rende ancora più ovvia la derivazione Settantiana dell'intera struttura; altri pezzi invece suonano decisamente più vicini al Doom, quello più Funeral in "Velus Temporum" e quello misto al Death in "Scepter Of The Black Sun". La summa del tutto è "The Polymorphic Bell Of The Messenger", che alterna le due facce sperimentando con una melodia di campana alquanto particolare. In generale il disco suona semplice ed essenziale, quasi scarno in un certo senso, eppure ciò non fa che dare visibilità alla complessità delle composizioni.

Che "Beacon" non sia un album per tutti è chiaro, che richieda diversi ascolti prima di essere compreso è altrettanto chiaro. La volontà di andare oltre con la consapevolezza che pochi potranno godersi è una rarità al giorno d'oggi, specialmente se pensiamo a un panorama — quello del Metal sperimentale — che troppo spesso si adagia su strade già percorse più e più volte, perdendo così il significato della parola «avanguardia»; ciò non significa che questi gruppi non producano buona musica, ma quando si incontrano personaggi come Peter Scartabello si fa veramente fatica a fare paragoni.

Per concludere, tornerei alle tre domande di prima dopo averlo assimilato per bene: stonato? Fuori Tempo? Eccessivamente forzato? Assolutamente no, "Beacon" è semplicemente un album di un altro mondo e va preso in quanto tale.

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