SLAUGHTERY – Obsessional Complexity

SLAUGHTERY – Obsessional Complexity

Informazioni
Gruppo: Slaughtery
Titolo: Obsessional Complexity
Anno: 2008
Etichetta: Autoprodotto
Autore: Mourning

Tracklist
1. Anatomycal Dysfunction
2. Caesarean Brutality
3. Psychotic Anal Truck
4. Symbiotic Neurolepsy
5. Slaughtery’s Awakening

DURATA: 24:05

SLAUGHTERY - Obsessional Complexity Un intro rumoristico/futuristico è l’input iniziale che apre il lavoro dei belgi Slaughtery, formazione che vede al suo interno membri già rodati della scena nazionale facenti parte di Neverlight Horizon e Absolutus.
La band pesca a piene mani dal sound made in USA tendendo spesso al brutal, ricordando formazioni come Deeds Of Flesh, Suffocation, vivendo d’influssi moderni ricollegabili al filone di gente come gli Psycroptic e di una vena europea Decapitated.
Il livello tecnico è più che sufficiente vista la già buona esperienza sul campo, cosa che viene abilmente dimostrata in composizioni alquanto varie e che vivono di stacchi, break down e riff dinamici, n’è riprova l’opener “Anatomical Dysfunction”.
Il sound è ridondante e serrato, si slancia in divagazioni technical nel riffing di “Psychotic Anal Truck”, mentre la solida e slanciata “Symbiotic Neurolepsy” crea un muro sonoro massiccio; personalmente preferisco le parti meno veloci e più possenti che riescono ad assestare colpi precisi all’ascoltatore.
Il brano che porta a conclusione questo loro primo ep è “Slaughtery’s Awakening” e possiede un dinamismo spiccato, con brevi tirate pestate insite nella parte iniziale che mantengono il tutto su uno standard più classico che va dilatandosi nel corso del disco, più moderno, veloce e armonicamente azzeccato.
I chitarristi hanno fatto un gran lavoro sia a livello di costruzione dei riff che in chiave di rifinitura e solistica, dove la melodia prende il sopravvento seppur incastonata nella coltre di brutalità che le basi continuano a ricreare.
Trovo che le movenze interne siano migliori quando i ritmi sono sostanzialmente sul lento/medio andare, perdendo parte della compattezza nelle fasi accelerate, probabilmente ci sono ancora da affinare gli incastri.
Più che buona invece la prova dietro il microfono di Nico che si destreggia bene col suo growling profondo con accenni quasi da grinder in alcune parti.
Sicuramente gli spunti validi e le idee non mancano, bisognerà lavorare invece sulla personalità in quanto i rimandi nel genere sono ormai diventati cosa praticamente inevitabile per qualsiasi band, non per questo però è impossibile trovare una propria strada dato che le carte in regola ci sono.
Da “attenzionare” per il futuro.
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