SLOMATICS – A Hoct

 
Gruppo: Slomatics
Titolo:  A Hoct
Anno: 2012
Provenienza:   Regno Unito
Etichetta: Burning World Records
Contatti:

Sito web  Facebook  Twitter

 
TRACKLIST

  1. Inner Space
  2. Flame On
  3. Beyond Acid Canyon
  4. Return To Kraken
  5. Tramontane
  6. Blackwood
  7. Theme From Remora
  8. Outer Space
DURATA: 35:54
 

Gli Slomatics sono una band nordirlandese in giro dal 2004 e nel 2011 ha rilasciato uno split con la compagine stoner-doom britannica dei Conan. Il 2012 invece ci consegna il terzo album intitolato "A Hoct".

La natura del sound di questa formazione è ibrida: incontreremo le profondità e le scanalature delle situazioni fangose al limite con lo sludge, la psichedelia nelle sue svariate forme (compresa quella acida e corrosiva, a tratti marziale), atmosfere cineree quasi rituali e altre minimaliste e stravaganti in stile sci-fi, con una pressione che non attira a sé esclusivamente la matrice sabbathiana del genere. Vi è inoltre una confluenza d'influenze anche più pesanti che in un paio di situazioni per riflesso potrebbero farvi immaginare la presenza dell'accoppiata Hellhammer e Celtic Frost, bel calderone eh?

La bellezza insita nei trentacinque minuti abbondanti del disco sta nel fatto che suona estremo per tutta la sua durata. Qualunque sia la piega che prendono le canzoni, gli Slomatic ne detengono il pieno controllo, fornendo loro una caratteristica che le contraddistingue: il lavoro sui cimbali in "Inner Space", le cadenze essenziali e rigide in "Flame On", il senso di oppressione che pervade "Beyond Acid Canyon" e l'eccessiva ostilità racchiusa in "Return To Kraken". Giunti a metà scaletta ti rendi conto di aver ricevuto veramente tanto, non solo sotto l'aspetto prettamente musicale.

"A Hoct" ha impatto, ti schianta contro veemenza, tramutandola di pezzo in pezzo nell'arma adeguata per oltrepassare le difese: in "Tramontane" sono le tastiere dal tocco ultraterreno, un po' da B-Movie come effetto, a fare la differenza, mentre in "Blackwood" è l'ambientazione equivocamente eterea a dire la sua; i suoni sono stranamente puliti e ciò che non ti attendi diviene una parentesi che non trova prosieguo in "Theme From Remora", la quale utilizza un riffing ciclico e ridondante adatto a stordire l'ascoltatore prima che "Outer Space" faccia vibrare ancora una volta la nostra mente con una dose di psych-drone che porta a conclusione questo insano percorso.

Album perfetto? No, il lavoro degli Slomatic qualche piccolo difetto, in fin dei conti anche trascurabile, lo possiede e non poi tanto celato. Il finale difatti vede susseguirsi tre tracce che dipendono troppo dal carico atmosferico e in un certo senso sembrano quasi collassare su se stesse, trovando soltanto negli ultimi secondi la propria liberazione. Verosimilmente il minimalismo, apprezzabile in più di una circostanza, avrebbe potuto godere di una maggiore partecipazione della sezione ritmica, nulla di eclatante ma che scuotesse anche solo minimamente quelle fasi in cui il torpore casualmente si fa vivo.

La lista degli acquisti si allunga e il nome Slomatics entra a farne parte. A coloro che come il sottoscritto amano cibarsi di mattonate sotto forma di riff e drogarsi di psichedelia, consiglio vivamente di comprare una copia di "A Hocht" e iniettarselo giornalmente in vena, perché è roba che fa bene alla salute.

Facebook Comments