Solar Temple - Fertile Descent

SOLAR TEMPLE – Fertile Descent

Gruppo:Solar Temple
Titolo:Fertile Descent
Anno:2018
Provenienza:Olanda
Etichetta:Eisenwald Tonschmiede
Contatti:Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Those Who Dwell In The Spiral Dark
  2. White Jaw
DURATA:36:22

Sebbene i Solar Temple possano considerarsi un gruppo black metal a tutti gli effetti, rappresentano quella fetta di adepti che fa della libertà creativa la propria cifra caratteristica. Fertile Descent è il loro primo album, pubblicato da Eisenwald il 28 settembre 2018. Preceduto da un unico demo rilasciato nel 2017, ne riprende la struttura proponendo un dittico dalla vena velatamente sperimentale.

Il duo, coinvolto anche in altri progetti olandesi di rilievo (Iskandr e Turia su tutti), espande la sua sfera di azione sviluppando le ottime idee di Rays Of Brilliance verso una dimensione lontana e antica, incanalandole in un esperimento sulla lunga distanza. Fertile Descent rompe sia con la rigidità del black metal militante sia con la rarefazione del filone atmosferico, in un equilibrio difficile giocato tra blackgaze e atmosfere, pur restando minimalista nell’approccio.

A rubare la scena è “Those Who Dwell In Spiral Dark”, maestoso prologo dall’atmosfera sognante, come un inno udito in lontananza. Gli strumenti infatti, così distanti tra loro nel mix, garantiscono un’esperienza fisica che conferisce all’album un’aura epica. Pur essendo solamente due le tracce proposte, sono calibrate e arricchite da numerose variazioni che ne giustificano la durata e ne esaltano il trasporto emotivo, rimpinguando l’intruglio con una malinconia inestirpabile che permane fino al crescendo noise finale di “White Jaw”.

L’intento dell’album è ipnotico e si ritrovano guizzi noise e psichedelia ma anche passaggi molto più kvlt con inesorabili batterie mid-tempo, non puntando tanto su blast beat forsennati o su una vasta collezione di riff malvagi, quanto sull’organizzazione dei pezzi in modo calibrato, assegnando i giusti spazi e l’adeguato respiro a melodie e a lontanissime chitarre avvolgenti. Il tono della sei corde, per l’appunto, non è freddo e glaciale ma curiosamente caldo e umano, scelta certamente né indifferente né priva di conseguenze; senza dubbio disorientante, diventa un tratto distintivo che è anche punto di forza del disco. Avulse sia dal canone tipico del genere sia dall’approccio corale adottato da gruppi quali Batushka e affini, le voci risultano infine essere un elemento particolare e una boccata d’aria fresca per il genere. Non provengono dall’inferno ma da una dimensione assolutamente terrena, a metà tra un sussurro e un’ode. Pertanto, se avete necessità di placare la vostra sete di scream malefici e voci inumane, vi conviene direttamente cercare altrove.

Non siamo davanti a un capolavoro ma a un’opera veramente piacevole e ben scritta. I Solar Temple erigono un muro di suono riconducibile alle sperimentazioni dei migliori progetti shoegaze, a forza di riverberi totalizzanti, riff dissonanti e una pesantezza che pare spirituale. Sapori alternativi per menti sinistre.

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