Solco Chiuso dà voce alla donna amazzone

SOLCO CHIUSO – Slanci Tremori Schianti

Gruppo:Solco Chiuso
Titolo:Slanci Tremori Schianti
Anno:2019
Provenienza:Italia
Etichetta:Steinklang Industries
Contatti:Bandcamp
TRACKLIST

  1. Poesia Incendiaria
  2. Volontà Esorbitata
  3. Vampa Trionfale
  4. Tenebre Lanose
  5. Peso Luce Libertà
  6. Eroismo
  7. Lune Elettriche
  8. Ronzio Funereo
  9. Manifesto Dell’Ultra Violenza
  10. Buio Massiccio
  11. Vento Burbero
  12. Strilli Di Metallo Scottante
DURATA:33:49

Solco Chiuso è l’incarnazione industrial-noise del prolifico musicista messinese Gabriele Fagnani, già attivo come Corazzata Valdemone e nel trio neofolk Kannonau; giunto al terzo album con questo Slanci Tremori Schianti, possiamo dire che l’immaginario di riferimento del Nostro è rimasto invariato: il Futurismo. Sarebbe fin troppo facile liquidare il discorso parlando di quanto sia monotematico impostare un percorso musicale in modo così circoscritto, anche e soprattutto perché Fagnani ci serve sul piatto non solo i testi del celeberrimo Marinetti, ma pure di Valentine De Saint-Point, l’unica donna ad aver scritto un manifesto artistico in quegli anni.

È proprio l’opera dell’artista francese morta in disgrazia in Egitto nel 1953 a destare la nostra curiosità, perché aveva l’obiettivo di creare uno spazio per le donne in seno a un movimento dichiaratamente anti-femminile (nel punto 9 del Manifesto marinettiano si parla nientemeno di «disprezzo della donna»). Pur non propugnando il femminismo (anzi) e definendo degli standard che oggi suonano retrogradi al punto giusto, il suo Manifesto Della Donna Futurista pubblicato nel 1912 lascia Marinetti così impressionato che decide di invitarla a partecipare alla direzione del Movimento come rappresentante di azione femminile. Le parole di Valentine entrano quindi a pieno titolo nel fervente dibattito artistico del primo Novecento, e trovano una buona collocazione anche all’interno di Slanci Tremori Schianti, che non si discosta affatto dai canoni dell’industrial europeo di ispirazione futurista, nonostante proponga delle soluzioni elettroacustiche artigianali interessanti e di oggettivo impatto sonoro. Forse il vero limite di questo disco è proprio il formato, la musica che vi è contenuta, come i principi a cui fa riferimento, vive di fisicità, deve essere vissuta in maniera più diretta, burbera e scottante — per citare alcuni titoli. La “Poesia Incendiaria” rischia di intorpidirsi su un oggetto asettico come il compact disc, e del resto il nome stesso del progetto si riferisce ai solchi tracciati sui supporti fonografici, roba fisica in tutti i sensi. Un altro dettaglio che mi sento di appuntare riguarda proprio le parole dell’ideologa francese: sarebbe stato di maggiore impatto sentirle declamate da una voce femminile.

In attesa di avere l’occasione di assistere a una performance dal vivo, per Solco Chiuso possiamo solo auspicare che trovi il modo di dare una dimensione che renda davvero giustizia agli ideali estetici di cui si fa tedoforo; vogliamo vedere le scintille.

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