SOMNUS AETERNUS – On The Shores Of Oblivion

SOMNUS AETERNUS – On The Shores Of Oblivion

Informazioni
Gruppo: Somnus Aeternus
Titolo: On The Shores Of Oblivion
Anno: 2012
Provenienza: Repubblica Ceca
Etichetta: Solitude Productions
Contatti: facebook.com/somnusaeternus
Autore: Mourning

Tracklist
1. Withering Attachment
2. Decrepitus
3. Few More Pictures Till Death
4. Of The Bond
5. The Light At The End Of Suffering
6. A Touch Of Insanity
7. Purgatorium
8. The Divine Void
9. Everything Else Is A Lie
10. Sinthesis

DURATA: 47:30

Il movimento doom non finisce mai di sorprendere, le nuove leve sono innumerevoli e in molte occasioni capaci di offrire già al debutto una prestazione più che soddisfacente. Anche i cechi Somnus Aeternus entrano a far parte di questa schiera nutrita di band. La Solitude Productions ha avuto ancora una volta buon occhio producendo “On The Shores Of Oblivion”.

Il primo disco di questi sei musicisti è infatti ben realizzato e si muove in un territorio sonoro decisamente ampio, attingendo da sonorità classiche che evocano sensazioni heavy, melodiche, intense e malinconiche. I Somnus Aeternus fiancheggiano sia le acque solcate dagli immensi Saturnus (tornati in attività con l’ennesimo capolavoro) e dagli Swallow The Sun sia dagli Opeth che furono, dimostrando inoltre di possedere una stravagante vena onirica/gotica annessa alla loro visione costantemente cupa (l’immaginario grafico del libretto è rudimentale nella forma quanto tetro nell’apparenza), capace di attrarre e destare attenzione.

Il doom/death gotico proposto sembra non staccarsi da una uniformità che tiene incollata i vari pezzi, non troverete né un brano esaltante né uno che sia paragonabile a un riempitivo. Il livello della scaletta va ben oltre la media per quanto concerne l’aspetto emotivo e la modulazione dei cambi ritmici e stilistici, non presentando però dei veri e propri episodi che si ergoao a guida. Canzoni quali “Few More Pictures Till Death”, “Of The Bond”, “A Touch Of Insanity” e “The Divine Void” si lasciano apprezzare notevolmente per le più che discrete doti comunicative. Fra le ulteriori note positive da segnalare è doveroso aggiungere l’ottimo lavoro svolto in sede di rifinitura dalla tastierista Janca e una produzione che garantisce a “On The Shores Of Oblivion” una resa complessiva di buona fattura.

Ai Somnus Aeternus non mancano il talento e le potenzialità per far sì che la proposta maturi successivamente, qualcuno potrebbe lamentare invece la non eccessiva profondità solitamente insita in un album radicato in ambito doom: è vero, non vi sono solchi che affondano particolarmente, però l’alternanza sistematica delle varianti stilistiche note non permette a quella latenza di divenire un eccessivo peso da dover sostenere. D’altronde è chiaro che la band è improntata a una visione del genere quasi “progressivo-distensiva”, pur non allontanandosi poi così eccessivamente dal suscitare ricordi di natura old school, tant’è che l’ombra dei Paradise Lost e dei My Dying Bride aleggia in maniera gradevolissima.

Vedremo cosa il futuro riserverà alla band, per ora vi consiglio di tenerla d’occhio e provare a far entrare fra i vostri ascolti “On The Shores Of Oblivion”. Se amate le formazioni citate nel testo, averlo all’orecchio dovrebbe esser tutto fuorché una spiacevole compagnia.

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