Sons Of A Wanted Man - Kenoma

SONS OF A WANTED MAN – Kenoma

Gruppo:Sons Of A Wanted Man
Titolo:Kenoma
Anno:2020
Provenienza:Belgio
Etichetta:Les Acteurs De L’Ombre Productions
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TRACKLIST

  1. Kenoma
  2. Serpentine
  3. Canine Devotion
  4. Under A Lightless Sky
  5. Absent
  6. Amor Fati
  7. Pleroma
DURATA:47:18

Il post-metal brunito con un bagno di black metal va un casino, come dicono a Roma dobbiamo stacce; dal sempre più affollato calderone di gruppi che seguono questo trend più o meno monotono/monotematico però, capita che emergano realtà serie e massicce: è il fortunato caso dei belgi Sons Of A Wanted Man, finiti tra le sapienti mani della LADLO.

Kenoma, la vacuità nello gnosticismo cristiano, è la stella polare che illumina il faticoso cammino tracciato dal quintetto di Beringen; un viaggio di rinascita che rischia di naufragare, affondando nel più nero pessimismo figlio di questi tempi bastardi. «You squandered everything out of ignorance or apathy. I tried to wake you and now you are faced with an endless regression»: per capire il tenore di quest’album bastano le prime frasi della title track, fotografia in negativo dell’era annichilente che viviamo e alla quale contribuiamo giorno dopo giorno col nostro carico di responsabilità. Questa opera è insieme un’analisi poeticamente spietata e un canto di speranza, che si aggrappa con le unghie e con i denti alla forza individuale prima e collettiva poi. La musica dei Sons Of A Wanted Man si modella attorno alle suddette dinamiche, sparandoci addosso blast beat impietosi, scorticandoci l’anima con uno scream furente eppure colorato ed espressivo, e con chitarre (due) che non sanno soltanto inseguirsi ma anche fondersi armoniosamente, fino a trasformarsi in edera germogliante su muri shoegazing. “Under A Lightless Sky” e soprattutto “Canine Devotion” (scritta e cantata insieme alla bravissima Isa Holliday degli Slow Crush) sono due meravigliosi esempi di quest’ibridazione vincente; la musica plastica dei Nostri si trasforma in potenza scultorea quando, occasionalmente, rallenta la corsa e mette il carico pesante fino a suonare quasi sludge (“Serpentine” e “Amor Fati”).

So che non sembra, visto il linguaggio che uso per descrivere Kenoma, ma mi pesa un po’ ammetterlo, perché non sono proprio un appassionato di queste derive post-, core, fissascarpe, però questo disco mi ha aperto il cranio; forse mi sto rimbecillendo, o forse davvero questi ragazzi belgi hanno trovato la giusta misura per fare quello che fanno senza sembrare cloni di altri cloni e raggiungere il “Pleroma”, quella pienezza da tanti appena accarezzata e qui finalmente conseguita.

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