SONS OF TONATIUH – Sons Of Tonatiuh

SONS OF TONATIUH – Sons Of Tonatiuh

Informazioni
Gruppo: Sons Of Tonatiuh
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/sonsoftonatiuh
Autore: Mourning

Tracklist
1. To The Throne
2. Den Of Thieves
3. Consumed
4. Adam And Evil
5. Chain Up The Masses
6. Oracle
7. From Ashes
8. The Artifact

DURATA: 35:29

SONS OF TONATIUH - Sons Of Tonatiuh Il quartetto dei Sons Of Tonatiuh viene da Atlanta, Georgia, formatosi nel 2008 ha sin da subito iniziato a produrre sfornando un singolo e un demo datati lo stesso anno per arrivare in questo 2010 a rilasciare il debut album dal titolo omonimo.
Suonano uno sludge/doom pesante come un mattone, di quelli che riesce a toccare ritmiche e infondere pressioni catacombali, insegnamenti che il singer e chitarrista Dan Caycedo, già attivo negli ormai splittati Leechmilk, conosce bene e i suoi compagni in questa nuova avventura Darby Wilson chitarra e voce (Noble Rust/Whiskey Shit Vomit), Mike Tunno al basso (ex-Fell A Victim) e Tim Genius alla batteria non sembrano esser da meno in quanto a predisposizione per il genere.
Dalla potenza funesta degli Eyehategod più monolitici passando per i Melvins più neri aggiungendo al sound passaggi più speed e hardcore prendono sfogo le otto tracce che ampollose ribollono nel paludoso fango dello sludge, le frazioni allentante alle volte tendenti a richiami più classici altre sprezzanti ne fanno una creatura ricca ma non ancora pienamente fuori dagli standard che adesso puntano sempre più verso l’alto.
Il panorama musicale del settore diventa ogni giorno che passa più competitivo e con band dalle non poche qualità, i Sons Of Tonatiuh riescono a infilare un’opener “To The Throne” corposamente massiccia mettendo in evidenza la muscolarità del lavoro come avviene con la frenetica e urlata “Chain Up The Masses” dai tratti speed metal, riprova che sanno calcare la mano senza fuoriuscire da binari che ne supportino lo scorrere esaltandosi alla grande.
“Den Of Thieves” gioca col comparto southern con una tinta stoner annerita sì ma che fila con un’aurea meno greve e che con le redini ben salde tornerà a farsi viva nella conclusiva breve ma coinvolgente “The Artifact”.
La voce stridula al fulmicotone di Dan e un complesso pachidermico che sa come muovere le fila nei campi corretti e qualche spunto brillante che spezza quelle fasi più standard fanno intravedere una formazione avente le potenzialità per fare un gran passo in avanti.
Questo “Sons Of Tonatiuh” non dispiacerà affatto ai patiti della suddetta corrente musicale, in attesa di ulteriori sviluppi avrete fra le mani una prestazione solida che saprà accontentarvi, i ragazzi sono comunque avvertiti: dal prossimo disco ci si attende però una prova ancora più convincente.

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