SORIZON – Behind The Emerald Starscape

SORIZON – Behind The Emerald Starscape

 
Gruppo: Sorizon
Titolo: Behind The Emerald Starscape
Anno: 2010
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Cosmic Eden
  2. Atlantis
  3. Lady Of The Sea
  4. Kirsnabogg
  5. Beauty In Darkness
  6. Don't Just Exist
  7. Earth War I
  8. Buried
  9. Bridges Burned
  10. La Fee Verte
  11. Outreach
DURATA: 43:40
 

I Sorizon vengono da Orange County in California, zona che in Italia è più conosciuta per le avventure di certi adolescenti sfigati che per altro, e il panorama musicale di quell'area ha visto nascere molte stelle pop da Mtv e robe similari altamente trascurabili per chiunque sia stato o sia alla ricerca di qualcosa che valga la pena di ascoltare più di mezza volta ogni decade. Ad appena due anni dalla nascita, i ragazzi sono già pronti a scaldare le polveri con un debutto autoprodotto, "Behind The Emerald Escape", dalle indubbie qualità, ma che pecca forse ancora della loro mancanza di esperienza: qualche ingenuità ci può stare, il fatto che constaterete però è che nei suoi quasi quarantaquattro minuti di durata avrete a disposizione un bel po' di carne al fuoco da poter gustare.

La band unisce melo-death, prog metal e classicismi heavy in un'unica formula che spazia fra nomi quali Nightingale, Symphony X, Fates Warning, Dragonland, Elegy, In Flames e Dark Tranquillity, mostrando un lato europeo che col passare degli ascolti vi sembrerà sempre più evidente. Prima di passare alle tracce, c'è da elogiare la prova dietro il microfono di Keith McIntosh che, seppur con qualche sbavatura nei passaggi che alternano il canto pulito e lo scream-growl, pare essere molto sicuro e cosciente delle proprie capacità, supportato dallo splendido lavoro svolto dalle sei corde di Danny Mann e AJ Jorion che forniscono una pressione coerente sia nei momenti in cui l'aggressione viene richiesta a gran voce sia in quelli dove la melodia e la solistica si rendono partecipi del gioco.

L'album non vanta undici capolavori, ma si può dividere in due tronconi che ne rispecchiano a mio parere pienamente il valore: il primo composto da "Kirsnabogg", "Lady Of The Sea", "Buried", "Bridges Burned", "La Fee Verte" e la conclusiva "Outreach", che rappresentano i punti più alti conseguiti a livello compositivo e dal punto di vista del feeling ottenuto, grazie anche a soluzioni come le linee di sintetizzatore in "Lady Of The Sea" e l'uso dell'acustica decisamente gradevole inserita nel contesto più veloce di "Bridges Burned"; mentre del secondo fanno parte "Atlantis", "Beauty In Darkness", "Don't Just Exist" e "Earth War I", che pur essendo gran pezzi e pur avendo in seno scelte indovinate (come l'intro surf-country che dà vita alla seconda) mancano forse di quel quid in più che le faccia risplendere come le precedenti, ma il parere personale potrà essere facilmente ribaltato dal proprio gusto.

Fuori da questa disputa, se così si può definire, rimane la traccia posta in apertura intitolata "Cosmic Eden", che col suo gusto derivante dal folletto Dan Swanö e forte della sua concezione progressiva, pur dimostrando di non avere punti deboli palesi, sembra lievemente pasticciata nella sezione vocale, perdendo qualche punto. Potrei collocarla come pezzo che va a giornate, in alcune è da ripetizione continua, in altre una volta è già troppo.

Ho accennato prima alla prestazione offerta da cantante e chitarristi, quindi ritengo sia cosa dovuta spendere due parole anche per la sezione ritmica: Keith Hoffman al basso è sicuro, preciso ma potrebbe lasciarsi un po' più andare, partecipando con qualche breve incursione solistica visto che svolge alla grande il lavoro di base e non scoprirebbe di sicuro il reparto; Sean Elston alla batteria invece è un vero metronomo dei brani, adatto anche nel proporsi con buoni cambi e scatti in velocità.

Prodotto con una grande professionalità, i suoni che ascolterete in "Behind The Emerald Starscape" sono curati molto al di sopra delle classiche uscite che di frequente s'incontrano nel ramo delle autoproduzioni, sotto le attenzioni proprio di Sean. La band si è poi decisa di oltrepassare l'oceano per affidarsi alle mani di Mika Jussila dei Finnivox Studios per il master.

I Sorizon hanno concentrato gli sforzi, in poco meno di due anni hanno messo a segno il colpaccio, dando vita a un disco con gli attributi capace di tenere testa a quelli realizzati da realtà molto più navigate e che contemporaneamente si presenta fresco e piacevole all'orecchio. Se le sonorità progressive in genere sono il vostro pane quotidiano, l'ascolto e l'acquisto di questo lavoro vi sono altamente consigliati.

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