SOTHIAC – Sothis

 
Gruppo: Sothiac
Titolo: Sothis
Anno: 2016
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti:

Facebook  Youtube  Bandcamp

 
TRACKLIST

  1. Uroboro
  2. Sothis
  3. Beauty Wonderla
  4. Sabbath
  5. Menna
  6. Ebers
  7. Kogi
  8. Sandglass
  9. Synaistesis
  10. Humus
DURATA: 46:46
 

Progetto di recente formazione, ma nato dalle menti di due personaggi attivi da oltre due decadi: i Sothiac debuttano con un disco le cui parole chiave sono «improvvisazione», «sperimentazione» e «avanguardia».

Ammetto che — nonostante la mia passione per i tre termini di cui sopra — non avevo mai incrociato i nomi di Pat Moonchy e Lucio Liguori prima d'ora. Scopro però che entrambi hanno alle spalle una carriera di tutto rispetto e hanno già collaborato in altre realtà. A differenza degli altri casi, questa volta lo fanno senza il supporto di ulteriori musicisti: "Sothis" è costituito unicamente dalla voce e dai sintetizzatori della prima e dalla chitarra del secondo. Un sound scarno, per certi versi, ma che acquista ricchezza grazie all'uso dei pochi elementi in gioco.

Musicalmente parlando, ci troviamo a metà tra il Drone meditativo e il minimalismo del Krautrock, con sensazioni psichedeliche che spesso affiorano, e un comparto vocale su cui vale la pena di spendere qualche parola. La performance di Pat Moonchy è… disumana. È in grado di trasformarsi da angelica a demoniaca nel giro di un secondo e in continuazione, con un'incredibile capacità di produrre suoni che tutto sembrano fuorché usciti da un'ugola umana, tanto che a un primo ascolto ero in dubbio sul fatto che fossero creati o anche solo manipolati tramite i sintetizzatori. Inutile dire che non è affatto così: è tutta opera di una cantante fuori dagli schemi e dalle immense abilità. In alcuni frangenti l'artista riesce comunque a inserire parti più tradizionali, a dimostrazione della sua ampia versatilità.

Per quanto riguarda l'aspetto strumentale, gran parte del lavoro tocca alla chitarra di Lucio Liguori: questa è caratterizzata, in genere, da un suono caldo e da riff che prendono da Blues e Rock con qualche accenno a Metal e Jazz qua e là, in grado di rendersi anche più estrema e sperimentale tramite l'ottimo uso dell'effettistica. Il suo contributo è l'elemento che più di tutti dona il tono meditativo alla musica dei Sothiac, grazie al tappeto di frequenze medio-basse che inonda costantemente la mente dell'ascoltatore e alla ripetitività ipnotica con la quale una serie di poche note viene suonata ossessivamente con lievi variazioni in sottofondo.

Talvolta è possibile riscontrare qualche fase vicina a sonorità classiche, fino ad arrivare al passaggio quasi da headbanging di "Sandglass". Da apprezzare anche l'inserimento dei sintetizzatori analogici, spesso atti a supportare le sei corde con suoni costantemente manipolati che aggiungono un ulteriore tocco sperimentale o con accompagnamenti atmosferici che enfatizzano il comparto Drone.

In qualche occasione mi è parso di sentire una vaga ispirazione orientale, ad esempio nelle parti vocali della prima traccia "Uroboro"; successivamente ho scoperto che il duo ha già fatto un tour in Giappone, oltre ad aver collaborato con il noto artista Keiichi Tanaami per il video di "Beauty Wonderla". Sarà una mia impressione, ma in qualche modo mi sembra che ci sia un interesse verso l'est che non posso che apprezzare.

Chiaramente "Sothis" è un album che potrà essere apprezzato solo da chi è alla ricerca di sperimentazioni relative ai generi citati e in particolare dagli amanti dell'avanguardia in ambito vocale. A queste persone consiglio caldamente l'ascolto del disco.

Facebook Comments