SPACE MIRRORS – The Other Gods

 
Gruppo: Space Mirrors
Titolo:  The Other Gods
Anno: 2013
Provenienza:   Internazionale
Etichetta: Transubstans Records
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TRACKLIST

  1. Stranger In The Mirror
  2. The Nameless City
  3. She Devil
  4. Frozen City Of Cubes And Cones
  5. (The Case Of) Red Hook
  6. Strange High House
  7. Times Unknown
  8. The Other Gods
  9. Doom Of Sarnath
DURATA: 56:01
 

La russa Alisa Coral e la brigata di artisti che dà vita al progetto Space Mirrors, nei quali è riscontrabile una folta presenza di musicisti nostrani (Martyr Lucifer, Claudio Tiracanti e Amon 418), ritornano in scena a distanza di un anno dall'uscita del quarto capitolo discografico "In Darkness They Whisper". Il quinto disco, "The Other Gods", prosegue il discorso legato alla serie "Cosmic Horror", giungendo così al secondo episodio ispirato dalla figura del maestro di Providence H.P. Lovecraft.

Gli Space Mirrors, rispetto a quanto prodotto nel recente passato, hanno compiuto qualche piccolo, ma significativo, passo in avanti: se le qualità di base che hanno reso gradevole l'album antecedente sono rimaste invariate, come l'ottima prestazione vocale di Martyr Lucifer (nonostante sporadiche sezioni in cui sembra quasi che arranchi) e quella di Bless al piano e alle tastiere, in questa nuova uscita abbiamo una composizione ora lievemente più varia e accattivante e una produzione che, almeno per quanto concerne l'aspetto atmosferico, si adegua in maniera più corretta alla funzione di estensore psichedelico-orrifico.

Purtroppo però i difetti anche in questa circostanza non mancano. Mi dispiace dover nuovamente criticare, seppur in parte, il lavoro svolto dietro al mixer: in certe occasioni sia la chitarra che la batteria vengono penalizzate, la prima soprattutto nei fraseggi solistici che ricevono poca spinta; riguardo le percussioni, invece, in certi momenti ci si domanda quasi se la batteria sia munita di cassa tanto è scarso il volume assegnatole.

"The Other Gods", pur con le sue piccole pecche, è un buon ascolto: le tracce in apertura "Stranger In The Mirror" e "Nameless City" sono il simbolo della voglia d'esplorare e andare oltre ciò che avevano già raggiunto; belle anche le varie divagazioni-espansioni che si addentrano in ambito prog-space, che stranamente diventano sbilenche in "Strange His House", episodio nel quale il sassofono dell'ex Hawkwind Nick Turner si ritaglia un angolo tutto suo, e che assumono un retrogusto epico in "Times Unknown", con l'intero complesso musicale avvolto spesso e volentieri da una scia gotica mai eccessiva, tesa a fornire un contorno ambientale aggiuntivo.

In chiusura, un po' come per "In Darkness They Whisper", un paio d'interrogativi permangono: Alisa e soci riusciranno a trovare la propria chiave di volta? La materia prima qualitativamente discreta, ma da affinare, riceverà in futuro un trattamento consono? Potrei porre la parola fine con il solito "chi vivrà, vedrà", tuttavia sarebbe ingeneroso nei confronti di una prova che comunque costituisce un passo in avanti nella discografia degli Space Mirrors. Preferisco quindi consigliarvi il passaggio nello stereo, in attesa di capire ulteriormente se la strada imboccata dal gruppo sia davvero quella corretta.

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