SPANCER – Greater Than The Sun

SPANCER – Greater Than The Sun

Informazioni
Gruppo: Spancer
Titolo: Greater Than The Sun
Anno: 2011
Provenienza: Germania
Etichetta: The Church Within Records
Contatti: myspace.com/spancerdoom
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Great Saint Equaling Heaven
2. Those Once Lost = Godhead
3. Agent Sirius
4. (Like A) Phoenix

DURATA: 45:04

SPANCER - Greater Than The Sun È strano, sì alle volte il destino è strano, in un panorama come quello doom dove molti act, e non sempre i migliori, riescono a ritagliarsi uno spazio, gli Spancer, realtà teutonica attiva ormai da più di una decade, fautrice di uno sludge/doom disturbante e devastante per impatto e atmosfere, ha sempre fatto fatica a venir fuori dalla definizione di “underground band”.
Per chi non conoscesse questi “baldi” sassoni, li dovete prendere come un bel recipiente nel quale sono stati sapientemente frullati Reverend Bizarre, Burning Witch, Electric Wizard, Eyehategod, Saint Vitus, Grief, Iron Monkey e alcune scelte in ambito disturbato simil Khanate e in quello sabbathiano legate alla visione dei Church Of Misery, ora questi nomi non vi fanno venire l’acquolina alla bocca? C’è proprio da sbavare.
“Greater Than The Sun” è il terzo capitolo full della loro discografia, quarantacinque minuti di sound seventies, scanalature profonde e psichedelia infuse in quattro tracce ossessive, ricche di soluzioni che ti entrano nel cervello martellandolo e conquistandolo pezzo dopo pezzo sino a farlo divenire succube, è una estasiante “droga” che ti spompa, che s’insinua dentro innalzandoti e schiantandoti a terra improvvisamente, sì, mi piace questa montagna russa d’emozioni.
Il platter ci mostra i primi passi da percorrere con la spettacolare “The Great Saint Equaling Heaven”, il complesso strumentale è praticamente perfetto, dagli attacchi di basso alla serie di feedback introduttivi a dir poco malevoli che ci fanno strada, gli Spancer svoltano continuamente apportando nel sound tocchi sludgy per sprofondare e con un colpo di coda tornare al seventies aumentando il carico atmosferico, è un biglietto da visita di altissima qualità che appena concluso da il via a “Those Once Lost – Godhead”.
Con questa seconda traccia si cambia pelle, divengono più diretti, sfacciati, sfornano dei riff che sono dei veri mattoni, il wah wah inserito a manetta e la voce di Markus che stridula come non mai si pone al di sopra, lasciandosi nel corso delle “songs” dei brevi spiragli di malsano in cui utilizza il più classico dei toni rochi e “bisbigli” che ne variano l’esecuzione, cazzo se son pesanti ‘sti ragazzi.
Neanche il tempo di finire di pensarlo che con “Agent Sirius”, terzo episodio del lotto, riportano la proposta su territori decisamente più espansi e psichedelici, il supporto seventies ritorna in gioco e c’è una sorta di epicità di fondo che si trascina lenta e ancestrale in questo panorama spacey oriented.
Il platter è dotato di movenze dinamicamente varie, il comparto ritmico ha lavorato davvero alla grande, non vi sono tempi particolarmente “sostenuti” ma l’energia e la pressione che il duo composto da basso e batteria infonde ai pezzi sono un’arma da tenere indubbiamente in conto.
È il turno di “(Like A) Phoenix”, il disco presenta ancora una volta una canzone lunga e tortuosa che idealmente riprende la strada già battuta da colei che la precedeva, è “marmellata” sabbathiana con qualche venatura bluesy quella che fa calare il sipario su un gioiello qual è “Greater Than The Sun”.
Se negli anni avete snobbato inconsapevolmente gli Spancer fate “mea culpa” e godetevi ogni singolo rilascio sotto tale monicker, per chi invece ha già avuto modo d’apprezzare la musica dei tedeschi non rimane che aprire il portafogli e infilare questo terzo album dritto nella propria collezione: Must Have!!!

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