SPECTRAL FOREST – The Roots Of Disobedience | Aristocrazia Webzine

SPECTRAL FOREST – The Roots Of Disobedience

 
Gruppo: Spectral Forest
Titolo: The Roots Of Disobedience
Anno: 2015
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Impure Essence From Darkness
  2. The Witch Behind The Moon
  3. Black Storms Land
  4. Ecclesiastical Shameful
  5. The Spectral Forest
  6. New Horrible World
DURATA: 29:31
 

Sciolti nel 2003 e riformati nel 2010, i laziali Spectral Forest finalmente concretizzano tanti anni di gavetta oltre le difficoltà con un breve album, ponte fra passato e presente. "The Roots Of Disobedience" è una vivace opera black metal in sei capitoli, ricca di idee e gustosa, che riprende tre brani dai vecchi demo e ne aggiunge altrettanti nuovi.

Sin dal primo ascolto è evidente come il quartetto non abbia lasciato nulla al caso, forte di una ottima preparazione tecnica per il genere e una grande varietà di soluzioni offerte. Potrei paragonarlo ai grandi Nefarium in una versione meno impetuosa e più atmosferica, dove le melodie sono sempre contrastate dallo sferzante basso dal suono metallico di Stefano Montagna oppure contraddistinte da una certa vena sinistra. A livello vocale poi lo stesso Murmur offre una prova solidissima, impostata su di uno screaming dalle tonalità medie, un ringhio piuttosto intellegibile eppure efficace.

"Impure Essence From Darkness" rifugge ripetitività e banalità in favore di un grande fervore chitarristico, con le linee di BzLsd (personaggio che vi ho già presentato coi Soulstalker) e Murmur che si incrociano e le asce che duettano, mentre le ritmiche impostate da Maurizio Montagna sono sempre pimpanti. La seguente "The Witch Behind The Moon" rappresenta invece l'animo più misterioso del gruppo, grazie a un'atmosfera più rarefatta e un andamento rallentato; probabilmente il pezzo meno incisivo del lotto. Al centro della scaletta trovano poi posto "Black Storms Land" ed "Ecclesiastical Shameful": la prima è una cavalcata fiera totalmente strumentale, un po' sulla scia dei Cirith Gorgor, pur come meno furia e maggiore varietà; la seconda torna a proporre sonorità crude e rigorose. Infine in "The Spectral Forest" appaiono le dissonanze più evidenti, mentre "New Horrible World" è la chiusura che non ti aspetti, un po' freak con la sua apertura progressiva e addirittura un passaggio folk.

Tirando le somme, "The Roots Of Disobedience" è un pregevole biglietto da visita per guardare con rinnovata fiducia al futuro e che spicca dalla massa informe dei tanti esordi scialbi. Se parlassimo di pugilato, affermerei che agli Spectral Forest manca ancora il colpo del k.o. (leggi: il singolo brano/riff/ritornello memorabile) per evitare di doversi affidare al giudizio degli arbitri (i gusti del pubblico), vale a dire quello che possa far stampare in testa il nome della band in un solo istante. Poco male comunque, le capacità ci sono e le idee sono chiare: avanti con fiducia.