SPECTRAL PARK – Spectral Park

SPECTRAL PARK – Spectral Park

Informazioni
Gruppo: Spectral Park
Titolo: Spectral Park
Anno: 2013
Provenienza: Inghilterra
Etichetta: Mexican Summer
Contatti: facebook.com/spetralparkade
Autore: Mourning

Tracklist
1. L’Appel Du Vide
2. Ornaments
3. Nausea
4. Lows
5. Colours
6. Shells
7. Filler #54
8. Still
9. Cut
10. Get You Gone
11. The Thief’s Journal
12. Generation Loss

DURATA: 41:48

Spectral Park è il nome del progetto del polistrumentista britannico Luke Donovan: a quanto pare l’artista, dopo aver trovato una vecchia raccolta di dischi racchiusi in un contenitore che era stato gettato nella spazzatura, decise di riprendere le sonorità di quei vinilii, infilando un campionamento dietro l’altro e rendendo il suono ancora più ricco e caotico; aggiunse poi la propria strumentazione e la componente vocale. Da questo esperimento è nato il suo primo album intitolato proprio “Spectral Park”.

Il pop viene interpretato in maniera singolare, lo-fi, schizoide e psichedelica, la musica divaga costantemente, cambiando con frequenza atteggiamento ritmico, è volubile e casinista, divenendo quasi un mix molto strano di sensazioni sessantiane e ottantiane, con la voce di Luke che s’incastra stravagantemente bene in questo contesto così lunatico. La scaletta è affascinante, perché è capace di rappresentare una gamma di scenari alquanto disparati: da situazioni nelle quali si percepisce una sorta di divertimento adolescenziale si passa ad altre in cui pare di vagare nello spazio, passando per attimi di puro stordimento creati da onde nebulose suadenti e ambientazioni che tendono a inghiottire ciò che sta loro intorno tramite un miscuglio di suoni continuo e dissestato. Spiccano così brani come “Ornaments”, dall’andamento altalenante e abbondantemente melodico, “Colours” e “The Thief’s Journal”, intraprendenti e scatenate nell’uso dei campionamenti, e “Cut”, vibrante ed energica.

Il bello è che fra un’incursione di organo hammond, una serie di fruscii e il wah wah che appare e scompare si è talmente immersi in questo mondo analogico, che emette un calore e una vitalità difficilmente comprensibili e apprezzabili da coloro che hanno inquadrato nel tempo il “pop” all’interno del settore comprendente “musica semplice e inutile”, che t’imbamboli, entrando automaticamente in fase relax.

“Spectral Park” non è poi un lavoro così facile da assimilare: qualche problema nell’approccio inizialmente potrebbe anche sorgere a causa del suo essere retrò e dello stile compositivo di Donovan tutt’altro che lineare; ci vuole un pizzico di dedizione nel ricercare il bandolo della matassa in questa collisione di suoni, ma una volta che ne sarete entrati in possesso gli Spectral Park diverranno una compagnia appetitosa, seppur rivolta a una sparuta e interessata nicchia di ascoltatori.

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