SPEEDY CLAXTON – Plague

Informazioni
Gruppo: Speedy Claxton
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/speedyclaxton2008
Autore: Mourning

Tracklist
1. Light The Fire
2. Far From Grace
3. R & R
4. Selective Schizofrenia
5. Interlude
6. Portrait Of Red
7. Matthew’s Ghost
8. Last Temptation
9. The Face That Launched 1000 Ships
10. Devil
11. Sunday Mass Murder

DURATA: 43:18

Quando ho cercato in rete riferimenti al monicker Speedy Claxton il rimando più evidente che Google ha evidenziato è quello che collega il nome a un giocatore Nba che ha militato nelle formazioni dei Golden State Warriors e degli Atlanta Hawks, si saranno ispirati a lui i ragazzi proveniente da Statesboro (Georgia)?
Sound moderno e attitudine melodica e catchy caratterizzano le tracce dell’album di debutto autoprodotto intitolato “Plague”, le influenze che vi si riscontrano sono evidenti e molteplici, si va dai più classici Iron Maiden e Metallica, agli alfieri di un certo metal commerciale quali Bullet For My Valentine e Avenged Sevenfold non disdegnando dosi di groove in stile Pantera e loro emuli più odierni Lamb Of God, sì la top amici del Myspace alle volte inquadra realmente cosa una band poi presenta all’orecchio.
I brani sono ben composti, fluidi, alternano momenti più inclini alle scapocciate ad altri dove la parte più orecchiabile la fa da padrone, non mancano infatti i ritornelli di facile presa, ascoltate una “Far From Grace” e capirete cos’intendo.
Hanno studiato la lezione gli Speedy Claxton, poco da dire, le tracce scorrono ed è palese che il problema più grosso di quest’album sia la mancanza di personalità, la stesse linee di voce del discreto Joe Alvarez non sono esenti da tale deja vù e Matthew Shadows sembra più di una semplice ispirazione.
Seppur questo fardello sia pesante non è allo strato superficiale che ci si può fermare, quando i pezzi riescono a colpire con spunti dal discreto appeal si può guardare oltre e allora vai di groove con “Selective Schizofrenia” e con una “Portrait Of Red” dal gusto Metallica che sfrutta il gancio fornito dal buon refrain per acchiappare, le armi per far presa sull’ascoltatore, soprattutto quelli di ultima generazione, le conoscono e le hanno apprese realmente tutte, le composizioni per quanto fruibili e ricche di fraseggi dal facile ricordo non sono poi né così scontate, né così semplici, al contrario mettono in evidenza una certa maturità nel songwriting e una propensione all’arrangiamento e alla figura solistica da parte dell’axeman Kevin Zorn che non sono da sottovalutare.
Non si può negare però che una “Matthew’s Ghost” sia forse fin troppo smielata per quanto riguarda l’approccio delle strofe ma la canzone nel complesso non si allontana più di tanto dal tipo di melodie sin qui proposte offrendosi al ruolo d’apripista per una successiva “Last Temptation” che ne persegue il mood accelerando lievemente il tiro, belli davvero gli assoli in sequenza posti nella parte conclusiva.
Con “The Face That Launched 1000 Ships” incrociamo probabilmte l’episodio più completo e aggressivo, Joe forza raschiando e il drumming di Matt Hargita s’indiavola, il dinamismo fornito dal batterista a “Plague” è una delle cose migliori dell’album che con gli ultimi brani, “Devil” e “Sunday Mass Murder”, porta il platter a finire con un livello d’incazzatura sonora crescente, specie con il secondo citato in cui è decisamente riconoscibile un incedere Lamb Of God alla “Laid To Rest” intervallato dalle solite prese di posizione melodiche a fornire gli appigli più catchy al pezzo.
E’ una prima release “Plague” e possiede tutti i pregi e difetti annessi, quello che si può affermare con certezza è che gli Speedy Claxton sappiano suonare e comporre però la forma canzone sinora proposta ha troppa poca farina del proprio sacco per fare la differenza in un mondo musicale abitato da sin troppi cloni.
Certo la buona esecuzione e produzione del platter giocano a loro favore potrebbero non bastere in futuro per guadagnarsi un posto al sole a meno che non si voglia vivere di qualcosa che non ha un marchio personale, ci può anche stare ma osando e puntando i piedi un solo pizzico della loro essenza potrebbe far scattare quella molla che servirebbe a renderli una band che valga realmente la pena di seguire e non una che vive nel mucchio accontentandosi, nell’attesa segnatevi il nome e se il metal moderno e catchy vi piace un ascolto al disco datelo.

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