SPIRES – Spiral Of Ascension

 
Gruppo: Spires
Titolo: Spiral Of Ascension
Anno: 2010
Provenienza: Inghilterra
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Equilibrium
  2. The Infinite Descent
  3. Nightfall
  4. Broken Hourglass
  5. Symmetry
  6. Martyr
  7. Spiral Of Ascension
  8. A New Prayer [traccia bonus]
DURATA: 01:05:10
 

L'anno passato avevo scritto la recensione di una buonissima band inglese di death metal progressivo, gli Stone Circle di "Myth", e sempre nel 2010 avevo incrociato realtà come i Black Sun e i Dragged Into Sunlight, provenienti anch'esse dalla zona britannica, che presentavano proposte fuori dai classici canoni compositivi. Adesso è arrivato il turno dei loro connazionali Spires. Il progetto è stato attivato nel 2008 grazie all'idea di Paul Sadler (chitarra e voce), mentre la formazione si completa con le figure di Paul Cuthbert (chitarra), Alex Jolley (basso) e Chris Barnard (batteria), e ci condurrà attraverso un mondo in cui le influenze percettibili sono talmente tante da annullarsi, diventando un unico flusso alimentante la bravura strumentale e fortemente empatica del gruppo.

Non c'è molto di cui restare sorpresi ai nostri giorni, di uscite che vantano livelli di tecnica altissimi e produzioni curate, forse troppo, ne vengono rilasciate a bizzeffe, però quante di queste riescono davvero a rimanere fra i nostri ascolti? Quando mi approccio a un album simile i dubbi sono più delle certezze e solo il tempo mi dà risposta. Ho passato giorni interi mettendolo nello stereo e altri senza neanche pensarci, quando però l'occhio cadeva nella zona di sua collocazione scattava l'istinto di tirarlo fuori e questo mi permette di affermare con certezza che l'ostacolo emotivo è stato superato.

Il suono caldo e la maestria nel far confluire all'interno dei brani una quantità industriale di varianti ammaliano e tengono l'attenzione alta: esse passano dal classico richiamo Opeth (ormai quasi di moda) alla progressione dei Fates Warning, dalle cadenze settantiane più avanguardiste di gente come Rush e King Crimson alle melodie gelide di certo black metal melodico. Insomma non vedi l'ora che giunga il momento in cui il pezzo prende una piega inaspettata e ti chiedi se il prossimo istante che incrocerai sarà caratterizzato da un fraseggio acustico o da un'accelerazione di doppia cassa; tutto ciò è spettacolare.

"Spiral Of Ascension" è un contenitore che assomiglia alla borsa di Mary Poppins, ogni volta che ho rivisto quel film da bambino mi veniva sempre da dire: che cazzo tirerà fuori adesso? (sono un po' scurrile, ma non siamo mica tutti santi a 'sto mondo, per fortuna). La passionalità genuina e sognante di "Broken Hourglass", l'impatto volitivo e scatenato di "Equilibrium", il lato più dolce, fragile e cullante esaltato in "Simmetry" e i tratti melodici mediorientali delle melodie in "Martyr" sono solo alcuni degli aspetti che fanno grande l'operato degli Spires.

Strumentalmente è complicato trovare dei difetti o delle decisioni sulle quali obbiettare, l'album scorre con grande fluidità: i cambi di voce dal pulito al growl sono azzeccati; la solistica è incastonata perfettamente e seppur esibisca le doti affinate di cui i chitarristi sono possessori non si presenta né come un mero esercizio né come un orpello messo lì tanto per fare, al contrario è incline a supportare il pezzo; mentre la batteria alterna potenza e raffinata esposizione, assecondando le modifiche dell'umore.

Prodotto dallo stesso Paul, corredato graficamente da un lavoro dall'alto spessore artistico e di evidente rimembranza geigeriana creato da Daniella Morrison, se "Spiral Ascension" e gli Spires fossero entrati in casa mia con una sola settimana d'anticipo, avrebbero di sicuro avuto il posto che meritavano all'interno della top 5 del 2010 del sito. Ok, il loro nome non c'è fra quelli, ciò non toglie però che questo disco sia un piccolo capolavoro e che gli inglesi meritino di essereseguiti come si deve.

Se le etichette al posto di mettere sotto contratto certi segaioli dello strumento si guardassero un po' intorno, certe chicche non rimarrebbero prive del dovuto supporto… O forse è meglio così, perché non c'è pericolo che qualcuno possa porre dei limiti a una band che va fuori dagli schemi e che potrebbe esser indotta ad accentuare un'influenza piuttosto che un'altra per ragioni di mercato (c'è anche questo, su che lo sappiam tutti). Volete buona musica? Amate le composizioni progressive? Se a entrambe le domande la risposta è un sì secco, accaparratevene una copia senza pensarci troppo.

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