Spirit Possession - Spirit Possession

SPIRIT POSSESSION – Spirit Possession

Gruppo:Spirit Possession
Titolo:Spirit Possession
Anno:2020
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Profound Lore Records
Contatti:Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Deity Of Knives And Pointed Apparitions
  2. Spirit Possession
  3. Twin Tongued Pathways
  4. Amongst Inverted Castles And Holy Laughter
  5. Eleven Mouths
  6. Swallowing Throne
  7. Diamond Depth Illumination
DURATA:34:49

Non basterebbero poche righe a riassumere gli sforzi artistici di Steve Peacock (conosciuto anche col nickname di Ephemeral Domignostika), cervello degli Spirit Possession. Il musicista è infatti un punto di riferimento per una certa scena underground americana, essendosi distinto con diversi progetti a cavallo tra black e death metal (spesso, invero, dalle derive sperimentali). Tra i più notevoli ci sono Pandiscordian Necrogenesis, Mastery e Ulthar. Non pago di ciò, Peacock in questo 2020 ha deciso di inaugurare due nuove creature: una è Kneel, l’altra è appunto Spirit Possession, nella quale è coadiuvato dalla batterista Ashley Spungin, impegnata anche col suo progetto solista Ormus (una sorta di rhythmic noise con sintetizzatori costruiti da lei). L’album omonimo del duo era stato anticipato da una breve demo uscita qualche mese fa: quanto basta per fare ottenere una certa attenzione ai Nostri, tanto che il full length che mi accingo a recensire è stato pubblicato sotto l’egida di Profound Lore Records. Mica pizza e fichi!

Fatta questa premessa, è giunta l’ora di lanciarsi a capofitto nella musica. Chi è già al corrente degli altri progetti di Peacock (cosa per niente scontata) potrebbe riconoscere nelle prime note un certo gusto nel riffing che si era intravisto in Pandiscordian Necrogenesis. La novità è che con gli Spirit Possession si intende rendere omaggio a certo black metal anni ’90 (Katharsis, Mortuary Drape), oltre a band più recenti ma che seguono e sviluppano quell’idea originaria (Cultes Des Ghoules, Negative Plane, Funereal Presence); il tutto viene sapientemente incrociato con elementi provenienti dagli anni ’80 (Venom, Celtic Frost, primi Bathory). Il risultato è una miscela esplosiva e divertente, in un certo senso addirittura easy listening: i minuti scorrono in modo liscio, merito di un approccio sì mortifero e violento, ma che non disdegna parti in mid tempo che ricordano vagamente i Craft. Spettacolare anche la prestazione vocale di Peacock che unisce uno screaming coinvolgente agli UH! che celebrano chiaramente Tom G. Warrior dei già citati Celtic Frost.

C’è dunque un merito di fondo oggettivo nell’opera degli Spirit Possession, i quali sono capaci di prendere a piene mani da tradizioni black metal differenti, coniugandole in modo eccellente. Ciò è dovuto anche alla produzione, ottima per questo tipo di uscite perché, con il suo essere grezza e perfettamente intellegibile al tempo stesso, mette in risalto lo scopo del disco: suonare vecchio e nuovo al tempo stesso, trascinando l’ascoltatore in una sorta di maelstrom infernale ma controllato. Inoltre, un’altra parte del grande merito della band è legato proprio alla musicianship del duo, capace di suonare con una fluidità notevole, come se certe sezioni fossero improvvisate. Cosa che effettivamente non mi stupirebbe, visto l’approccio free form che Peacock ha spesso adottato (soprattutto con Mastery e Pandiscordian Necrogenesis). Nota di colore anche per l’artwork di Luciana Lupe Vasconcelos, che solo qualche mese fa ha firmato la bellissima copertina dell’ultimo EP degli Auroch, Stolen Angelic Tongues; l’artista brasiliana ha infatti saputo catturare al massimo l’essenza mortifera e quasi sfuggente degli Spirit Possession, in un disco sì oscuro ma al tempo stesso pregno di sfumature.

Insomma, gli statunitensi fanno centro alla loro prima uscita su lunga distanza. Spirit Possession è un album genuino, che ha tutte le potenzialità per mettere d’accordo sia i fan della vecchia scuola, sia chi cerca freschezza e nuove soluzioni. Provare per credere!

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