Il caos e il vuoto cosmico raccontati dagli Starless Domain

STARLESS DOMAIN – Eos

Gruppo:Starless Domain
Titolo:Eos
Anno:2019
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Aesthetic Death
Contatti:Facebook  Bandcamp
TRACKLIST

  1. Eos
DURATA:58:07

Il 2019 è stato un anno impegnativo per gli Starless Domain: due album e uno split pubblicati nel giro di pochi mesi, dei quali Eos è il primo capitolo. Tra l’altro, questa è addirittura la terza volta che l’opera vede la luce: dopo essere uscita inizialmente in formato digitale e poi su cassetta, Aesthetic Death ne ha prodotto la versione digipak.

Il progetto nasce dagli stessi componenti dei molto meno prolifici Twilight Falls e di altre realtà non troppo conosciute della scena black metal statunitense, orientandosi principalmente sul versante più naturalistico del genere. In particolare, gli Starless Domain rientrano — come si può evincere dal nome — nel filone cosmico, proponendone una variante piuttosto cacofonica.

Nonostante Eos fosse in origine suddiviso in quattro brani, la scelta di Aesthetic Death e della band stessa di fondere tutto in una singola traccia di quasi un’ora è indubbiamente azzeccata, in quanto l’album sembra essere stato concepito proprio in questo formato. Il brano dà l’impressione di andare alla deriva verso le profondità più remote dell’Universo, in balia del vuoto cosmico e senza alcuna possibilità di tornare sul pianeta Terra, mentre una batteria elettronica appena percettibile scandisce ritmi comunque ben definiti e versi disumani — probabilmente prodotti da aberranti creature aliene — cercano di dare una narrazione — a noi incomprensibile — a questo viaggio verso l’oblio.

Il black metal degli Starless Domain è al contempo caotico e atmosferico, con un muro impenetrabile di chitarre che si lascia accompagnare da sintetizzatori analogici a cui spesso viene dato modo di mettersi in primo piano tramite lunghi e numerosi intermezzi spaziali, nei quali più volte saltano fuori dei bouzuki. Il senso di isolamento da ogni forma di vita, il terrore del vuoto e il fascino verso i misteri del cosmo sono tutti elementi su cui si fonda la musica del trio americano e la semplice melodia che si ripresenta in continuazione nel corso dell’opera non fa che amplificare da un lato l’ebrezza di vivere un viaggio verso l’ignoto, dall’altro la consapevolezza che quello stesso ignoto sarà l’unica e ultima entità a tenerci compagnia fino alla fine.

Tra note dissonanti, riverberi spaventosi e suoni non certo tipici del nostro pianeta, l’avventura verso galassie sconosciute riesce a rendersi interessante e inquietante per un’ora intera. Se è vero che nei primi minuti si potrebbe rimanere spaesati da questo caos, è solo col tempo che si riesce a comprendere la profondità e la qualità dell’album; questa caratteristica si collega perfettamente alla definizione «deep field black metal» derivata dal campo profondo di Hubble, ovvero l’immagine di una porzione apparentemente insignificante dell’Universo — nello specifico, dell’Orsa Maggiore — che solo attraverso l’unione di 342 esposizioni separate ha rivelato di contenere circa 3000 galassie.

Per sua natura, Eos non è sicuramente uno degli esempi più fruibili e immediati di black metal cosmico, ma è una discreta alternativa che richiede qualche ascolto in più per essere apprezzata appieno; indubbiamente lontano dall’essere un capolavoro del filone, rimane comunque un’esperienza che vale la pena di provare.

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