STARSOUP – Castles Of Sand

STARSOUP – Castles Of Sand

 
Gruppo: Starsoup
Titolo: Castles Of Sand
Anno: 2017
Provenienza: Russia
Etichetta: Metalism Records
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TRACKLIST

  1. The Catcher In The Lie
  2. Into The Woods
  3. Brother's Plea
  4. Your World Is Dead
  5. Rumors Of Better Love
  6. Escapist
  7. Winter In Shire
  8. Castle
  9. The World That Has Moved On
  10. Light Up The Stars
  11. Moon On The Shore
  12. Road To Sunset [versione per piano]
DURATA: 50:50
 

Dopo il fenomeno Mechanical Poet, il mio interesse verso la Russia è aumentato, tanto che ho accolto con grande curiosità il nuovo disco degli Starsoup, gruppo creato dalla mente e dalle mani di Alexey Markov. Con questo nuovo album l'eccentrico compositore dell'est prova a sfornare un'opera tanto varia quanto complessa.

In verità, il risultato fatica a prendere il volo: non tanto per un'eccessiva pesantezza compositiva, dal momento che i brani invece rispettano una struttura piuttosto classica con le numerose — forse troppe — ballate, ma più per la reale mancanza di sprizzi di genialità. Bisogna difatti aspettare il terzo pezzo "Brother's Plea" per avere qualcosa di un po' più interessante rispetto a un'apertura poco linfatica ("The Catcher In The Lie") e a una canzone dai tratti folk ("Into The Woods") che sembra quasi essere stata inserita a forza.

La sensazione di enorme miscela casuale sfortunatamente non passa con il procedere delle note: mi piacerebbe molto poter dire che Markov dimostri una certa varietà espressiva alle corde così come alla voce, ma la verità è che pur riascoltando più volte l'album non c'è un brano che mi sia rimasto veramente impresso, pur se nessuno di questi è considerabile come brutto. Prendiamo "Your World Is Dead": un arpeggio, la voce profonda di Alexey presto alternata a quella di una cantante donna, un crescendo di distorsioni per poi finire in un loop continuo (distorto e acustico) di questo giro armonico che ricorda "Man Of Iron" dei Bathory, ma senza la stessa carica epica, distruttiva e concettuale. O ancora "Castle", forse l'unico pezzo realmente complesso che ci sballotta tra un arpeggio oscuro e assoli veloci, alla fine si riduce quasi a un intramezzo senz'anima di poco meno di sette minuti. Ottime le abilità tecniche, ma dov'è il resto?

In conclusione si può dire che gli Starsoup abbiano delle idee su cui lavorare, ricordandosi però soprattutto che non è uno stacco a metà brano a creare un suono progressive, tuttavia è chiaro che di strada ne passa da dove si trovano a un "Woodland Prattlers" qualsiasi (nonostante "Escapist" strizzi un po' l'occhio ai Poet). Inoltre è necessario soprattutto che Markov capisca che le troppe canzoncine e le simil ballate (anche se ironiche) alla lunga stancano e rovinano l'ascolto generale del disco ("Rumors Of Better Love" sembra una versione povera di "More Than Words"); piuttosto, che ne faccia una raccolta simpatica per Natale.

Uniche note veramente positive sono la piacevole versione al piano di "Road To Sunset" (contenuta nel precedente disco "Bazaar Of Wonders") e la melodia che accompagna vari brani del disco, ma che spicca in "Moon On The Shore". Bene, ma non benissimo: aspetterò il prossimo album.

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