STERBUS – Iranian Doom

STERBUS – Iranian Doom

Informazioni
Gruppo: Sterbus
Titolo: Iranian Doom
Anno: 2011
Provenienza: Italia
Etichetta: Doug The Dog
Contatti: myspace.com/sterbus
Autore: Mourning

Tracklist
1. Any Minute Now
2. Sloop Jay B
3. Trapped In The GRA
4. Crash City
5. Big Daisy
6. Miles Monroe
7. Cheap-Com
8. From Head To Twelve
9. Iranian Doom
10. Too Many Mistakes
11. Parallelepyped Song
12. Their Own, Not Each Others

DURATA: 43:18

Sterbus è lo pseudonimo sotto il quale si cela Emanuele Sterbini bassista degli Illuminati, è il suo angolo di cielo riservato, una porzione di mondo nella quale il musicista in questo caso diviene polistrumentista e decisamente scatenato mettendo in mostra un background musicale vasto ed eterogeneo.
Il terzo lavoro “Iranian Doom” giunge a noi dopo le uscite “Eva Anger” (2007) e “Chi Ha Ordinato Gli Spinaci?” (2010) ed è uno spettacolo.
Sembra di trovarsi in un teatro fatto di suoni e atmosfere che si scontrano in maniera piacevole, è un platter allucinato, divertente e capace di far trapelare la stupenda follia derivante da scelte riconducibili all’operato del “maestro” Frank Zappa e al medesimo istante divenire ironicamente “popular” (e non intendo le vaccate pop odierne) ispirandosi ai Beach Boys di “Pet Sounds” per dar vita al suo rifacimento intitolato “Sloop Jay B” a cui partecipa il singer degli stessi, il genio Brian Wilson, far fluire all’interno del sound una vena beatlesiana in una “Trapped In The Gra” che fondamentalmente si poggia su basi stoner/rock e signori siamo solo all’inizio.
Sì, il melting pot creato in “Iranian Doom” vede saltar fuori una psichedelica e orientaleggiante “Crash City” del tutto imprevedibile sino a quel momento, infilare in mezzo a un “sandwich” strumentale composto da “Big Daisy” e “Cheap-Com”, entrambe fantastiche rappresentazioni del pourri sonoro che girovaga rimbalzando nella mente di Sterbus, un pezzo stravagante e delirante come “Miles Monroe” che sul finire cita nientemeno che la siglia di una delle più grandi rotture di palle andate mai in onda sulle reti televisive mondiali, “Beautiful” (si nota che non la sopporto?).
Le montagne russe non hanno ancora completato il proprio giro, c’è materiale del quale potersi cibare anche nelle successive tracce che attendono di suonare, prende il via “From Head To Twelve” con un riff splettratissimo che potrebbe ricordare gli Smiths o i Mogwai (strano???), interessante l’aspetto di compagnia, intimo che la pervade interrotto da un break vivacissimo.
L’approccio della titletrack è similare, rilassata, distensiva, si anima solo nelle ultime battute creando lo spazio necessario sul quale muoversi alla successiva “Too Many Mistakes” che proseguendo su quest’andazzo più leggero e riposato tende lievemente ad appiattire la situazione.
Comprendo il voler offrire un’altra sfaccettatura, l’altra faccia della Luna meno caoticamente allegra e scattante e le reminiscenze dei R.E.M. (R.I.P.) sono ben accette, però questo mood così melancolico ha bisogno di una bella scossa, ci vuole una sveglia.
Sveglia che purtroppo non arriva, “Parallelepyped Song” è cantautoralmente piacevolissima, l’obliarsi diviene maggiormente dolciastro e la buonanotte ci viene consegnata dall’acustica e conclusiva “Their Own, Not Each Others”.
L’idea che mi son fatto di “Iranian Doom” è quella di una bomba a orologeria che immessa nel nostro corpo innesca una costante reazione a catena, pensate d’aver avuto una giornata difficile, da un lato volete ricaricare le pile, avete bisogno di agitare le acque e Sterbus con la prima sezione del disco vi viene in soccorso, dall’altra siete ormai vicini alle ore del riposo e quindi calma e relax che ricercate ed è qui che entra in scena la seconda parte del platter, è quindi una 24 ore musicale racchiusa in appena quarantatrè minuti.
La produzione avrebbe potuto esser diversa, un po’ più lucida e frizzante, in alcuni casi risulta un po’ freddina ma tolto questo piccolo appunto, non posso che consigliare “Iranian Doom” a chiunque abbia voglia di metter nel proprio stereo una buona collection di stili. Qualità ed emozioni camminano di pari passo.

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