Steve Von Till - No Wilderness Deep Enough

STEVE VON TILL – No Wilderness Deep Enough

Gruppo:Steve Von Till
Titolo:No Wilderness Deep Enough
Anno:2020
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Neurot Recordings
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TRACKLIST

  1. Dreams Of Trees
  2. The Old Straight Track
  3. Indifferent Eyes
  4. Trail The Silent Hours
  5. Shadows On The Run
  6. Wild Iron
DURATA:37:15

Come umanità stiamo attraversando tempi che suggeriscono – per non dire che impongono – un significativo cambio di prospettive e di velocità: ce lo sta dicendo il disastro climatico nel quale precipitiamo ogni giorno di più, ce lo sta dicendo la pandemia che estende la sua condanna, oltre che sulle nostre vite in prima battuta, sul sistema economico su cui si fonda gran parte della società. È in questo scenario pre-apocalittico che Steve Von Till ci presta le sue note e la sua poetica pubblicando il quinto album da solista, No Wilderness Deep Enough, a cinque anni da quel A Life Unto Itself che aveva allargato la gamma espressiva del cantautore americano, già membro dei Neurosis, nonché stimato maestro di scuola elementare.

Il nuovo album del cantautore di stanza a Spirit Lake, Idaho settentrionale, condivide col suo predecessore la spinta atmosferica e la mente di Randall Dunn dietro alla console e ad alcune, fondamentali, scelte stilistiche. Oltre alla calda e rassicurante voce di Von Till troviamo un discreto campionario di strumenti elettronici, che spaziano dal mellotron – suonato dallo stesso Dunn sulla prima traccia – al tiepido Moog Sub 37; ai sintetizzatori fanno da contraltare il violoncello di Brent Arnold e il corno francese di Aaron Korn, reduce dall’esperienza da Oscar sulla colonna sonora di Joker firmata da Hildur Guðnadóttir.

No Wilderness Deep Enough nasconde quindi, dietro una facciata di semplicità quasi monastica, un meraviglioso e certosino lavoro di arrangiamento e di produzione. Il risultato è iridescente già nella delicata ma comunque luttuosa “Dreams Of Trees”, in cui le uniche asperità sono rappresentate dal graffiato di Steve, da un leggerissimo brusio elettronico e dalle sottili percussioni di Tucker Martine. Gli strumenti acustici, pianoforte compreso, donano un lirismo speciale ai brani del barbuto maestro statunitense, la cui scrittura resta comunque essenziale e distesa; a confermarlo è la splendida “The Old Straight Track”, dolce e malinconica come i tramonti incorniciati dagli sconfinati paesaggi del Nord Ovest americano. Il canto di Von Till è un invito a riscoprire la bellezza e la purezza che ancora ci circondano, trovando il tempo per la lentezza e la contemplazione; non a caso uno dei due brani (insieme a “Shadows On The Run” e al suo phasing cangiante) vagamente sinistri dell’album si intitola “Indifferent Eyes” e parla del vuoto che sempre più spesso si impadronisce di noi. L’impressione complessiva è di ascoltare un disco ambient, in cui la matrice folk americana si fa quasi trasportare pacificamente dal morbido tessuto atmosferico realizzato insieme al sempre puntuale sostegno di Randall Dunn; lo confermano una volta di più le melliflue “Trail The Silent Hours” e “Wild Iron”.

Un album che ci invita alla tregua, No Wilderness Deep Enough, a guardare in noi stessi per scorgere, in questa realtà opprimente, una strada di rinascita per e di ricongiungimento con il lato più selvaggio e incontaminato delle cose del mondo. Grazie, Steve Von Till.

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