STONEBRIDE – Summon The Waves

Informazioni
Gruppo: Stonebride
Titolo: Summon The Waves
Anno: 2010
Provenienza: Zagreb, Croazia
Etichetta: Setalight
Contatti: www.myspace.com/stonebride
Autore: Mourning

Tracklist
1. The Phoenix
2. Shadows Like Snakes
3. Crimson Tongue
4. Mute Heart Rivers
5. Moonrider
6. Silver Ship

DURATA: 52:37

STONEBRIDE - Summon The Waves Secondo album per i croati Stonebride, dimensione sonora più ampia e colorata con una maturazione veloce e perché no, tenuta in conto dopo il buonissimo debutto “Inner Seasons”.
La formazione nei due anni successivi alla prima uscita full ha lavorato sodo arrivando alla produzione del successore con una mentalità decisamente più open-minded.
E’ innegabile che le basi del passato siano rimaste ben piantate, sono il collante sul quale si è potuto “sperimentare” per donare al sound delle soluzioni alternative oltre alle già collaudate e sempre efficaci racchiuse nella scatola dei ricordi relegata agli stoner/doom fan boys.
Noterete infatti come “Summon The Waves” possegga nettamente una essenza più sfaccettata, un’onda bluesy che si fa più palese, la psichedelia diviene meno acida e pressante virando in zona “trip” tanto che il suono ha più di un collegamento con le uscite ben note per Elekthrohasch di band come i Colour Haze e abbia nella vocalità del cantante Krnfa un’arma importante alle volte tendente a rimembrare Pepper Keenan (C.O.C.), altre invece un’aria grunge Alice In Chains e Mad Season non lontana dal citare Layne Staley dei giorni migliori ma priva di quel graffiare che caratterizzava l’ugola dell’uomo di Seattle.
Gli Stonebride hanno fatto un salto di qualità che ha apportato migliorie in ogni reparto, il riffing è fluido, passa dal rock al doom, dall’alternative allo psych sound senza avere intoppi, il drumming supportato in maniera puntuale dal basso ha abbandonato la formula passata che lo vedeva frequentemente comporre ritmiche basate su un quattro quarti standard aumentando i cambi di tempo e le dinamiche preposte a dare un’evoluzione più esplicita ai brani ed è così che canzoni quali “Crimson Tongue” (divertente la voce megafonata) e la lunga e conclusiva “Silver Ship” (hanno mantenuto un legame col passato anche da questo punto di vista, se ricordate la release precedente veniva chiusa dall’estesa “Drag & Drop”) si pongono per spessore e caratteristiche individuali come le due tracce migliori del lotto.
Con questi ragazzi non c’è da porsi il problema su quale dei dischi sinora prodotti sia il migliore, bensì c’è la possibilità di godere di facce differenti della stessa realtà, di sicuro “Summon The Waves” è stato curato in maniera più precisa e certosina anche dietro il mixer, soprattutto la batteria ne ha ricevuto giovamento.
Non ho consigli se non: comprate, comprate, comprate!!!

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