STORMLORD – Supreme Art Of War

Gruppo:Stormlord
Titolo:Supreme Art Of War
Anno:1999
Provenienza:Italia
Etichetta:Last Episode
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TRACKLIST

  1. Where My Spirit Forever Shall Be
  2. A Descent Into The Kingdom Of The Shades
  3. Sir Lorial
  4. Age Of The Dragon
  5. War (The Supreme Art)
  6. Immortal Heroes
  7. Of Steel And Ancient Might
  8. Outro
DURATA:44:38

Anno 1999, gli Stormlord si sono finalmente assestati a livello di line-up e quello che era nato come un progetto del solo Cristiano Borchi (e di Claudio Di Carlo, nel gruppo fino al 1994) diviene una band con un nucleo consolidato: Pierangelo Giglioni, Francesco Bucci e David Folchitto, ai quali si aggiunge il tastierista Fabrizio Cariani. E’ tempo quindi di convergere gli sforzi verso la realizzazione del primo full: Supreme Art Of War, registrato ai Temple Of Noise studios di Roma col produttore Christian Ice, esce per Last Episode dalla quale il gruppo si separerà una volta terminato il tour promozionale.

Il disco vede concretizzarsi gli spunti dell’ep Where My Spirit Forever Shall Be (che a sua volta era stato un notevole passo avanti rispetto all’acerbo Under The Sign Of The Sword), dal quale vengono riprese tutte e tre le tracce, due delle quali diverranno dei cavalli di battaglia. La band definisce la propria musica “extreme epic metal” ed è presto spiegato il motivo: su di una base estrema composta da una batteria che picchia furiosa e dallo screaming di Cristiano Borchi si innestano passaggi epici ora ricreati con l’utilizzo delle tastiere, strumento fondamentale nell’economia della band, e di strumenti come il flauto, il violino o la chitarra acustica, ora con cori ad opera di ospiti come Steve Sylvester (Death SS), A.G. Volgar (Deviatae Damen) e Giuseppe “Ciape” Cialone (Rosae Crucis). Le atmosfere sanno fortemente di Medioevo ed a questo proposito è esplicativa la cavalcata “Sir Lorial” che pur nella propria semplicità ed ingenuità, quasi banale, illustra bene la volontà degli Stormlord di esplorare uno dei periodi più oscuri dell’umanità. Autentiche perle sono invece “Where My Spirit Forever Shall” che vive del contrasto fra screaming e female vocals e la solenne “War (The Supreme Art)”, quasi un brano manifesto.

Arriviamo ora ai punti critici, ai motivi per cui Supreme Art Of War può essere messo in discussione maggiormente. Per prima cosa bisogna parlare della produzione, i suoni sono carenti se paragonati ai lavori più recenti e ad esempio non valorizzano appieno l’operato di David Folchitto, vero motore umano della band e talvolta specie nei synth fanno storcere il naso molti puristi, siamo quindi lontanissimi dalla qualità sonora di Mare Nostrum. Stesso discorso per il lavoro dei singoli musicisti, qui non totalmente maturo e che nel corso degli anni compirà decisi passi avanti, basti pensare al cantato di Cristiano Borchi che in questa occasione sfoggia solamente uno scream ancora acerbo e non l’ottimo growl che mostrerà più avanti.

In definitiva abbiamo un disco con ottime idee e per certi versi realmente innovativo, basti pensare alla volontà di unire allo stesso tempo estremismo ed epicità o all’utilizzo del fantasy nei testi prima che diventasse una moda abusata specialmente in ambito power e che risente però di pecche per lo più legate all’inesperienza e alle risorse limitate. Tutto ciò fortunatamente non ne scalfisce il valore finale, conferendo invece un sapore genuino e spontaneo, attiguo per mentalità ed approccio al black metal. Questa ovviamente è l’opinione di un fan degli Stormlord, qui ad Aristocrazia molti non la pensano così.

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