STORTREGN – Emptiness Fills The Void

 
Gruppo: Stortregn
Titolo: Emptiness Fills The Void
Anno: 2018
Provenienza: Svizzera
Etichetta: Non Serviam Records
Contatti:

Sito web  Facebook  Twitter  Youtube  Bandcamp  Reverbnation  Last.fm  

 
TRACKLIST

  1. Through The Dark Gates
  2. Circular Infinity
  3. The Forge
  4. Nonexistence
  5. The Chasm Of Eternity
  6. Lawless
  7. The Eclipsist
  8. Shattered Universe
  9. Children Of The Obsidian Light
DURATA: 51:07
 

Abbiamo incontrato gli Stortregn due volte in passato, con il debutto "Uncreation" (2011) e il successivo album "Evocation Of Light" (2013). Ora li ritroviamo con il quarto album "Emptiness Fills The Void", seguito di "Singularity" (2016), in una versione più attuale, progressiva e dal taglio, finalmente, un po' più vario. Insomma la band continua a fare passi avanti.

Inutile negare che i ragazzi di Geneva fossero sin troppo legati al suono scandinavo dei Dissection e ciò ne penalizzava le uscite, per quanto rendesse l'ascolto tutt'altro che sgradevole. Si finiva infatti per considerarli buoni esecutori privi di personalità, una compagnia con la quale trascorrere del tempo senza impegno né la necessità di cercare qualcosa di proprio nella loro musica. "Emptiness Fills The Void" pare aver cambiato parzialmente la storia.

La formazione prosegue a omaggiare le sonorità svedesi, tuttavia è palese che sia la struttura dei brani oggi notevolmente più complessa sia l'accresciuto tasso tecnico abbiano portato nuova linfa vitale. Gli Stortregn ora sono capaci di affondare con prepotenza ("Circular Infinity" e "Nonexistence") e in egual modo di sfruttare la ricercatezza delle sonorità  progressive tanto metal ("The Forge") quanto vicine a certo rock ("The Chasm Of Eternity"). D'altra parte però emerge la sensazione di una sorta di sterilità da cervellotico perfezionismo, come se ogni singolo passaggio del lavoro fosse stato montato senza dubbio con gusto, ma con poca naturalezza, rendendo meccanico l'incedere.

"Emptiness Fills The Void" non ha nulla di veramente sbagliato, anzi è il frutto di una crescita e di una maturazione ottenute con il tempo. Un disco composto, eseguito e prodotto in maniera esemplare, imbellito ulteriormente dalla solita copertina ottimamente realizzata da Mr. Dan Seagrave, che paga però il piccolo dazio alla presenza di una eccessiva e controllata freddezza. Un pizzico di anima in più e di contorsionismo e virtuosismo in meno probabilmente lo avrebbe reso ancora più appagante. Ciò tuttavia non toglie che gli Stortregn abbiano oltrepassato con merito l'asticella che separa le band nella media da quelle che possono davvero fare la differenza, speriamo quindi che questo sia solo il primo di una serie di aggiustamenti e migliorie che li conduca a realizzare il loro significativo capolavoro.

Facebook Comments