STROSZEK – Sound Graveyard Bound

 
Gruppo: Stroszek
Titolo:  Sound Graveyard Bound
Anno: 2012
Provenienza:   Italia
Etichetta: Hypnotic Dirge Records
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TRACKLIST

  1. Can't Make Things Undone
  2. Shipwreck
  3. Hope I'll Never Know
  4. Leftover
  5. Self Closure
  6. Adrift
  7. Spirits Dwell
  8. Crows
  9. If The World Hadn't Gone Insane (Mike Johnson)
DURATA: 44:08
 

Gli Stroszek sono la band, o il progetto se così vogliamo definirlo, di Claudio Alcara, noto alla scena metal per la sue avventure insieme a Gionatha Potenti in Frostmoon Eclipse, Macabre Omen e per il suo passato negli Handful Of Hate. Potete però anche mettere tutto questo di lato, visto che di metallico e sensazioni black nel mondo racchiuso dietro tale nome — probabilmente ispirato al film di Werner Herzog del 1977, storia alquanto particolare di come il diniego continuo possa annientare un essere umano — v'è ben poco. "Sound Graveyard Bound" è il titolo di quello che se non erro dovrebbe essere il terzo capitolo full, arrivato dopo le incisioni di "Songs Of Remorse" nel 2007, "Life's Failure's Made Music" del 2009 e dell'ep "Wild Hunt" dello stesso anno.

Essendo il sottoscritto al primo approccio assoluto con tale realtà, ho trovato particolarmente intrigante la maniera con la quale un'amplia gamma d'influenze e personaggi sembrino ruotare all'interno del disco, lasciando segno del proprio passaggio. All'orecchio giunge un crocevia di sensazioni che pesca dal profondo sud emotivo del blues e del country: personaggi come Tom Waits e Johnny Cash, capaci di rendere viva e unica qualsiasi storia abbiano deciso di raccontare, s'incrociano con la malinconia e il disagio di certo dark-post punk, penso a gente come i Joy Division e ai Sister Of Mercy, arrivando poi alla piovosa Seattle di band come Alice In Chains, Mad Season e Screaming Trees. Non è infatti un caso che un altro personaggio di spicco del pianeta rock qual è Mark Lanegan, con il suo modo di creare musica fumosa e distinguibilissima per un'impronta personale e sopraffina, si unisca al coro.

Nella vostra mente spruzzate un po' di atmosfere eteree, lasciate libero il pensiero di esprimersi, preferendo l'acustico con le sue ossessioni delicate e carezzevoli alle sparute e incalzanti fasi in elettrico, e condite il tutto con una produzione cristallina talmente vivida da sembrare un'esecuzione live intensa e pulsante. Bene, fatto ciò avrete fra le mani il disco in questione. Gli Stroszek sono intriganti e la loro arma vincente è la capacità di saper creare buone canzoni non calcando mai la mano. Le melodie sono indovinate, in qualche fraseggio eccedono in dolcezza ma, e c'è il ma, l'attenzione è mantenuta ben sveglia da quel retrogusto agrodolce fornito dal cantato parlato dell'Alcara, dalla dimensione ambientale architettata per ognuna delle suddette fasi e dalle repentine svolte umorali, allontanando le incertezze su una possibile melassa in avvicinamento.

Ascoltando brani come l'apertura "Can't Make Things Undone", "Adrift", "Crows" (già rilasciata in qualità d'antipasto nella compilation edita dalla Hypnotic Dirge intitolata "Desolation, Dissonance, Delirium") o "Spirits Dwell" (nel quale è la voce femminile di Nat ad accarezzare e cullare l'animo dell'ascoltatore), avrete modo di comprendere quanto possa divenire semplice distaccarsi da una società odierna fatta di rumori e urla, tenendo un po' di spazio per sé, qualora si fosse in possesso della colonna sonora adeguata.

"Sound Graveyard Bound" è ispirato, leggiadro, eppure non molle, sentimentalmente avvincente e a tratti potrebbe anche trovare posto in qualche scaletta radiofonica semmai l'Italia avesse fra le sue file degli speaker o dj con le palle, pronti a scommettere su materiale che per una volta non venga tirato fuori da fucine sterili come quelle della De Filippi o della Caselli. Fra relax ed emozione, gli Stroszek si sono conquistati un posto nel mio lettore da giorni. Voi che dite: non vi serve una pausa dal mondo in cui vivete? Se così fosse, perché non approfittare del loro disco, basta un click sul tasto play e il gioco è fatto.

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