SUBLIRITUM – A Touch Of Death

 
Gruppo: Subliritum
Titolo:  A Touch Of Death
Anno: 2011
Provenienza:   Norvegia
Etichetta: Battlegod Productions
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TRACKLIST

  1. No Tomorrow
  2. Indulcence
  3. The Beast
  4. Back To Zero
  5. Memories
  6. Cease To Be
  7. Berserk
  8. A Touch Of Death
DURATA: 35:37
 

Le etichette esagerano, enfatizzano, provano a sedurre l'ascoltatore, tirando spesso in causa nomi altisonanti, creando così false speranze che ahimè il più delle volte si sciolgono, schiantandosi in terra dopo aver fatto girare il disco un paio di volte nello stereo. Perché questa premessa? Semplice, se mi si presenta una band dicendo che le linee guida fondamentali sono i Satyricon di un tempo e gli Emperor, mi aspetto una formazione che — scusatemi l'espressione — faccia letteralmente il culo a pois a tanti. Invece una volta messo nel lettore "A Touch Of Death" dei Subliritum mi son detto: Embè? Tutto qui?

Teniamo conto che questi signori hanno dietro le pelli Vyl (Keep Of Kalessin, ex Gorgoroth nei live e Goat The Head) e Sverre Berntsen (Bloodthorn) alla chitarra, non si tratta quindi di mancanza d'esperienza o qualità, il grosso problema insito in questa uscita norvegese è esplicabile con un motto da caserma in voga anche ai giorni nostri: "Tutto a posto e niente in ordine" (sì, è anche un film della Wertmuller, ma quello è altro discorso). Formalmente abbiamo all'orecchio un disco che possiede un buon riffato, delle discrete dinamiche e una prestazione complessiva che pur non facendo urlare a chissà quale miracolo fa sì che la scaletta scorra, ma dove sono gli attimi votati al genio? Dov'è il cambio di passo che ti spezza inaspettatamente la monotonia, ormai stabilizzatasi a causa di costruzioni troppo inquadrate e fedeli ai canoni del genere, tanto da divenire impersonali o peggio ancora possedere una personalità, ma non quella dei Subliritum? Per non parlare del sinfonismo: dove l'hanno nascosto? È accennato, quasi spaurito, come avesse timore reverenziale nei confronti della strumentazione classica.

Thebon, compagno di Vyl nei Keep Of Kalessin, presta la sua voce in un paio d'incursioni, una sorta di rimpatriata dato che in passato era stato anch'egli membro dei Subliritum, tuttavia mi sarei concentrato su altro fossi stato nei Subliritum.

Dopo una decina di giri affermo che un paio di pezzi come "The Beast", "Cease To Be" e "Berserk" riescono a fare il proprio mestiere, segnando qualche punto una volta in diretta, ma è la differita che non fa registrare ricordo alcuno, il che pesa come un macigno sul giudizio di "A Touch Of Death".

Buona produzione, buoni i musicisti e l'impegno messoci, tuttavia il risultato è decisamente al di sotto delle aspettative. Quest'album magari riuscirà a solleticare il palato di qualche incallito e bisognoso metallaro mendicante qualsiasi cosa si avvicini anche lontanamente alle band segnalate a influenza, ma se messo al confronto con le tante (forse troppe) realtà similari percorrenti tale tragitto musicale non so quanto sarebbe in grado di tenerne il passo. Only for fanatics.

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