SUFFER YOURSELF – Inner Sanctum

 
Gruppo: Suffer Yourself
Titolo:  Inner Sanctum
Anno: 2012
Provenienza:  Polonia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Inner Sanctum
  2. Darkness Pt. 1
  3. Darkness Pt. 2
  4. Winter Evening (Soir D'Hiver)
DURATA: 43:08
 

Suffer Yourself è il nome del nuovo progetto di Stanislav Govorukha, fondatore degli ormai defunti Auto Da Fe. Le coordinate stilistiche non sono cambiate molto da una band all'altra, siamo sempre a cavallo tra Funeral e Death-Doom con una buona dose di atmosfera. Premessa: l'oggetto di questa recensione non è ancora l'album completo, ma una sorta di preview costituita da quattro tracce; pertanto è plausibile che in futuro i brani subiranno modifiche e migliorie varie.

Il sound segue molto gli standard del genere: i riff di chitarra cadenzati, solidi e talvolta pesanti, i tempi monolitici, il growl cavernoso, la base è sempre quella ma finchè viene proposta in modo degno e personale abbiamo poco di che lamentarci. Ovvio, non ci saranno grosse novità, di certo però le atmosfere sacre e solenni create dall'intreccio tra tastiere sinfoniche o ancestrali e chitarra solista (i due maggiori punti di forza dell'album) nella seconda parte di "Darkness", gli arpeggi malinconici che evocano una notte di pioggia e solitudine e le vocals ben interpretate seppur con qualche lieve sbavatura nei passaggi in clean sono elementi che non possono che allietare l'ascolto.

Le parti più atmosferiche sono in effetti le più riuscite, l'intermezzo di "Winter Evening (Soir D'Hiver)" porta alla mente proprio la scena descritta dal titolo del brano. Ciò che invece penalizza il risultato finale è la drum machine, veramente troppo debole e secca e ciò si nota principalmente nelle accelerazioni e in generale nelle fasi più pesanti; questo dovrà essere sicuramente migliorato per la versione definitiva delle tracce, ne gioverà tutto il sound.

C'è da dire che la produzione è comunque già molto buona, curata nei dettagli (consiglio di ascoltare più volte i brani, ci sono molte sfumature non sempre evidenti da cogliere) e caratterizzata da quella pulizia che permette di distinguere i diversi suoni senza dare l'impressione di ascoltare qualcosa di plastica. Altro fattore da segnalare sono i testi, che in realtà altro non sono che poesie (ad eccezione della titletrack, le cui liriche sono state scritte da tale François Bilodeau): il mastermind ha infatti costruito le tracce basandosi sulle parole, avendo come risultato sonorità che si adattano al tema dell'opera scelta.

Tirando le somme possiamo dire che se queste sono le premesse aspettarsi un album di qualità è legittimo, il Doom continua a regalarci band da tenere d'occhio e i Suffer Yourself non fanno eccezione; quest'anno di uscite buone nel genere ne abbiamo già avute, vedremo se "Inner Sanctum" entrerà nella lista del 2012 o se ci allieterà l'anno prossimo (Maya permettendo…).

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