SUFFER YOURSELF – Inner Sanctum

 
Gruppo: Suffer Yourself
Titolo: Inner Sanctum
Anno: 2014
Provenienza: Ucraina
Etichetta: Cimmerian Shade Recordings
Contatti:

Facebook  Youtube  Bandcamp

 
TRACKLIST

  1. Inner Sanctum
  2. Darkness, Pt. 1
  3. Darkness, Pt. 2
  4. Winter Evening (Soir D'Hiver)
  5. Eternity (L'Eternite) [con Greg Chandler]
DURATA: 54:08
 

Progetto inizialmente nato nel 2011 in Polonia dietro volontà di Stanislav Govorukha (già noto per la sua precedente militanza in gruppi come Auto Da Fe, Coram Deo e Illuminandi), i Suffer Yourself sono ora un trio stabilitosi geograficamente in Ucraina e "Inner Sanctum" è il loro debutto sulla lunga distanza.

Non vi sono assolutamente dubbi sull'identità delle ispirazioni della proposta dei Suffer Yourself: i Nostri si prodigano infatti nello svisceramento di quel mix tra Funeral Doom e Death-Doom che rievoca senz'altro le gesta dei padri del genere, ossia Esoteric, primi Funeral, Evoken, Disembowelment e così via. Il suono partorito è scuro, decadente, monolitico, formato da riff cadenzati, tempi prevalentemente lenti, atmosfere desolanti e catatoniche, growl cavernoso: in parole povere, la ricetta basilare di questo tipo di corrente musicale.

Volendo identificare nella lunga — seppure formalmente divisa in due parti — suite "Darkness" il corpus concettuale del lavoro, sarà semplice notare come l'impasto sonoro presentatoci non sia nulla di mai sentito, ma comunque fedele nel proprio intento di annichilire l'ascoltatore, schiacciandolo sotto il peso di una resa atmosferica dannatamente catacombale. I Suffer Yourself operano all'interno di un involucro di angosciante disagio che si espande ulteriormente grazie all'aura sacrale emanata dalle sofferenti note del violino e dai tormentati intrecci tra le chitarre; le melodie, drammatiche e dolorose, divengono spesso il fulcro di pezzi che si dimostrano tanto pachidermici quanto empatici nella loro avvolgente e ossessiva capacità di far fluire quel venefico senso di disperazione tipico del genere.

Da notare oltretutto l'ottimo lavoro svolto da Greg Chandler (e se non sapete chi sia questo signore, potete tranquillamente andare a leggere qualche altro articolo) dietro al mixer: la produzione risulta infatti ricca di arrangiamenti che, seppur non immediati da cogliere, cesellano il lavoro in maniera interessante, rendendo il suono massiccio e malinconicamente greve. Lo stesso Chandler oltretutto offre la propria voce e la propria chitarra all'esecuzione di "Eternity (L'Eternite)", episodio ciclico, morbosamente cupo e luttuoso che chiude il disco come un epitaffio.

"Inner Sanctum" è — come da tradizione consolidata — un album lungo ed emotivamente sfiancante, ma indiscutibilmente di grande valore per chiunque sia una fedele fruitore di sonorità funeree e del Doom nella sua forma più luttuosa.

Facebook Comments