Sühnopfer - Hic Regnant Borbonii Manes

SÜHNOPFER – Hic Regnant Borbonii Manes

Gruppo:Sühnopfer
Titolo:Hic Regnant Borbonii Manes
Anno:2019
Provenienza:Francia
Etichetta:Debemur Morti Productions
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TRACKLIST

  1. Invito Funere
  2. Pénitences Et Sorcelages
  3. Hic Regnant Borbonii Manes
  4. La Chasse Gayère
  5. Je Vivroie Liement
  6. Dilaceratio Corporis
  7. L’Hoirie De Mes Ancestres
DURATA:51:11

Quando il capostipite della dinastia borbonica Roberto di Clermont passò a miglior vita, nel 1317, gli fu dedicato un epitaffio che recitava «[…] Borbonii. Hic regnant invito funere manes», che potremmo tradurre sommariamente con la formula «Nella morte qui regnerà lo spirito dei Borboni».

È lecito supporre che nessuno tra l’autore dell’epitaffio e il defunto nobile francese avrebbe mai immaginato che, un giorno, quella frase avrebbe costituito il titolo di un disco denso di oscurità e sensazioni mortifere come deve essere stata l’aria che si respirava nel XIV secolo. A quasi cinque anni dal precedente Offertoire, Hic Regnant Borbonii Manes segna il ritorno del polistrumentista francese Ardraos e del suo progetto Sühnopfer, nonché l’avvio della collaborazione con la Debemur Morti. Ardraos è un nome noto agli amanti della scena black francese, di cui è un membro assai attivo: oltre a essere stato batterista dei Peste Noire e degli Aorlhac, ha curato diversi progetti solisti come Veratyr e Vouïvre.

L’aristocratica creatura nota come Sühnopfer ha visto la luce nel 2001, con la demo The Eternal Sacrifice, sviluppandosi sempre di più come un progetto a sfondo storico che ha permesso ad Ardraos di recuperare e lanciare in pasto agli appassionati di musica maligna l’identità storica della sua località d’origine, che è proprio l’Alvernia-Rodano-Alpi, antica patria della dinastia borbonica. Un elemento interessante della proposta sonora di questa one man band è che, pur trattando tematiche circoscritte all’epoca medievale, Ardraos ha scelto di rinunciare all’uso di strumenti tradizionali, prerogativa di molte compagini del genere, preferendo sonorità più moderne, che si collocano sull’oscuro sentiero tracciato da gruppi come Dissection e Sacramentum.

In effetti, Hic Regnant Borbonii Manes è un’ottima prova di ciò che si ottiene mescolando black metal misantropico, melodie degne della corte del caro Roberto e un affascinante immaginario che comprende sia il mondo ecclesiastico delle stampe medievali che le rappresentazioni di teschi e altri elementi mortiferi, mai stonate all’interno di questo ambiente musicale. Le chitarre e le melodie sono le vere protagoniste di molti momenti del disco: a volte creano tappeti ricchi di arabeschi sonori che sembrano seguire un binario parallelo alla possente sezione ritmica, senza mai veramente incrociarla; altre volte, invece, prendono la forma di malinconici arpeggi intrecciati ai cori che vedono la presenza di Spellbound (ex-compagno di avventure di Ardraos negli Aorlhac) e di Guyal, già apparso nel precedente Offertoire. È il caso di “Je Vivroi Liement”, che si discosta dalla tematica strettamente borbonica per andare a recuperare quella che è considerata una delle canzoni medievali francesi più conosciute: si tratta di una composizione scritta nel XIV secolo da Guillaume de Machaut, riarrangiata da Ardraos in un pezzo molto equilibrato, in cui a passaggi furiosi si alternano momenti lenti e melodici.

In realtà, l’alternarsi tra furia impetuosa e passaggi melodici più lenti e contenuti ricorre più o meno in tutte le tracce e ha il pregio di non sovraccaricare l’ascolto, rendendolo al contrario molto piacevole. Questa (solo apparente) ripetitività richiama quella delle ballate medievali, in cui era presente una ripartizione fissa delle strofe e dei versi, che poi si ripetevano seguendo il dipanarsi della narrazione, ma non significa che i pezzi di Hic Regnant Borbonii Manes siano tutti uguali fra di loro: al contrario, la struttura base diventa più che altro una trama, che consente svariate declinazioni delle melodie presenti nei brani. In realtà, ognuna delle tracce racconta una storia a sé, tesa a ribadire l’orgoglio che Ardraos nutre verso le radici geografiche che condivide con una delle famiglie nobili più importanti della storia europea. Non a caso, uno dei pezzi che rendono maggiormente l’idea di celebrazione del casato francese è “L’Hoirie De Mes Ancestres”, che conclude il disco e mostra di voler esaltare non solo l’eredità storica dei nobili dell’Alvernia, ma anche quella musicale del black metal melodico di pochissimi decenni fa, come si nota soprattutto nella parte strumentale al termine del brano.

Tirando le somme, in un sottobosco fitto come quello black metal, Hic Regnant Borbonii Manes si staglia come un maniero arroccato su un’altura dell’Alvernia. È un disco austero, affascinante e lineare, che consiglio vivamente a chiunque ami il black metal, le melodie, la storia medievale francese o, ancora meglio, tutti questi elementi messi insieme.

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