Suicide Forest - Reluctantly

SUICIDE FOREST – Reluctantly

Gruppo:Suicide Forest
Titolo:Reluctantly
Anno:2021
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Avantgarde Music
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TRACKLIST

  1. Reluctantly
  2. As The Light Fades… Part I
  3. Remorse
  4. Trembling in Emptiness
  5. As The Light Fades… Part II
DURATA:43:23

A tre anni di distanza dall’omonimo debutto ufficiale, il progetto Suicide Forest rifà capolino da queste parti, trascinandoci nuovamente in un oblio di disperazione e frustrazione, denominato questa volta Reluctantly. Come già suggerito dal nome adottato dalla one man band, il black metal depressivo e atmosferico proposto da A. Kruger rappresenterebbe un ottimo ascolto da accompagnare a una passeggiata in quel di Aokigahara.

La desolazione e l’annientamento che traspaiono dall’ascolto di Reluctantly spesso si allontanano da un approccio individuale al dolore, creando la sensazione di trovarsi di fronte a una sofferenza corale, in cui ogni forma di malessere viene convogliata in un tutto ancor più intenso. Per rendere tangibile questa percezione, vengono utilizzati una serie di espedienti sonori che mantengono le radici salde in un terreno reso fertile da nomi come None e affini, ma lungo un sentiero del tutto personale dalla prima all’ultima nota. La sopra citata sensazione di dolore collettivo e avvolgente, a mio avviso, traspare soprattutto dalla title track in cui una parte più lenta e raccolta si alterna a momenti accorati in maniera roboante, ma anche da “Trembling In Emptiness”, dove le suggestioni quasi blackgaze creano la sensazione di trovarsi effettivamente immersi in un vuoto cosmico, in cui c’è spazio solo per un nulla incombente. Un plauso va tributato a “Remorse”, allo stesso tempo minimale e complessa: pur prevedendo sostanzialmente solo la sovrapposizione delle chitarre, riesce a dipingere un affresco oscuro di sensazioni che ognuno di noi può aver provato almeno una volta nella vita, quando il rimorso evocato dal titolo ci attanaglia.

Non è certo una novità che la branca più depressiva del black metal punti a fornire una toccante esplorazione del dolore (trovo doveroso citare il sempreverde Maestro capatondiano Bruno Liegi Bastonliegi), ma A. Kruger sembra aver affinato il paradigma ideale per donare alla sofferenza una dimensione ancor più accessibile e condivisibile da chiunque ascolti Reluctantly: il riffing atmosferico e lo scream accorato e dilaniante sono solo due tra gli elementi che donano un certo lustro a questa opera seconda firmata Suicide Forest.

Una volta, Baudelaire affermò di non saper concepire una forma di bellezza che non avesse in sé del dolore; a mio parere, questa descrizione riassume in modo eloquente lo spirito di Reluctantly ed è solo uno dei motivi per cui questo album è un ascolto obbligato per chi si sostenta a pane e tristezza.

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