SULPHUR – Thorns In Existence

 
Gruppo: Sulphur
Titolo: Thorns In Existence
Anno: 2009
Provenienza: Norvegia
Etichetta: Dark Essence Records
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TRACKLIST

  1. Revelation
  2. True Father Of Lies
  3. The Purifying Flame
  4. Hunting Sickening Seas
  5. Luna Noctiluca
  6. Into Nothingness
  7. Invented Visions Of Eternal Salvation
  8. Ravner Beiter I Banesår
  9. Throne Of Illusion
  10. A Crimson Line
DURATA: 44:42
 

La Norvegia in ambito estremo ha per fortuna ancora da dire. A distanza di due anni dal debutto con "Cursed Madness", ecco tornare sulla scena più in forma e devastante che mai la brillante black-death band dei Sulphur.

Il nuovo lavoro "Thorns In Existence" riprende la scia del predecessore, miscelando i due generi in maniera personale con inserti che vanno da ritmiche thrash a veri e propri innesti avanguardistici come archi e campionamenti, passando per le più usuali vie d'accompagnamento come sintetizzatore e piano. La formazione ormai rodata ha trovato i giusti equilibri, tocca quindi premere «play» e lanciarsi nell'ascolto.

"Revelation" è un brano introduttivo nel quale il pianoforte, una voce modificata e una melodia ossessiva conducono alla successiva e reale apertura delle danze "True Father Of Lies". Blast beat preciso, ritmiche thrash, chitarre fra slide e palm mute fanno intendere che i ragazzi hanno le idee ben chiare su come si costruisca un pezzo con le palle. "The Puryfing Flame" è invece scontrosa, arcigna e brutalmente incattivita; dopo un lavoro di stop and go nel riff e una divagazione ampia condita da un bel assolo, si lancia in picchiata sulla preda, sotterrandola.

Strana l'accoppiata composta da "Hunting Sickening Seas" e "Luna Noctiluca", decisamente più atmosferica: fra parti acustiche, ritornelli stentorei e sensazioni di tristezza e malinconia, ci si trova catapultati in un contesto decisamente alternativo al cospetto di quanto ascoltato precedentemente. Evocativa e battagliera si rivela essere poi "Into Nothingness", la traccia si conficca come uno stiletto nelle orecchie, ricordando con le aperture a voce possente gli Arcturus di Garm, per concludersi con una meravigliosa cavalcata che dà il la a "Invented Visions Of Eternal Salvation", canzone ipnotica supportata da campionamenti elettronici pronti a fornire un tocco d'estro malsano.

"Ravner Beiter I Banesår" è forse l'episodio legato per certi versi agli stilemi più classici del genere, anche se una vena fortemente progressiva influenza il finale pomposo, in cui tastiere e archi diventano orpelli necessari per abbellire l'incedere. Discorso totalmente opposto per "Throne Of Illusion", ostentata e folle composizione che passa dal cantilenante esasperato ad attimi di bizzaria, a folli e veloci tirate seccamente decise, il tutto condito da una ricerca melodica sempre ben presente. Il lotto si chiude infine con "A Crimson Line", altro pezzo da non sottovalutare per piglio e svolgimento; tecnica al servizio di chi la usa e mai fine a se stessa, questo per nostra fortuna sembra essere uno dei motti in voga nella formazione.

Le prestazioni dei singoli sono nettamente al di sopra della media: se citare le asce Øyvind Madsen e Eivind Huse per un lavoro chitarristico con apici spettacolari è quantomeno doveroso, sarebbero ancor più da evidenziare le prove di Thomas Skinlo Høyven dietro il microfono — capace di mutare il suo corso vocale in maniera camaleontica — e di Erik (Vrolok ex di Aeternus e Gorgoroth), l'uomo che percuote la batteria, agevolando la dinamicità e la scorrevolezza dei brani con precisione e scelte ben calibrate, accompagnato dal supporto più che apprezzabile di Vegard Hovland, presente e sincronizzato alla perfezione col compagno di reparto. Øyvind Madsen si prende pure la responsabilità-paternità dei vari inserti di sintetizzatore e dei campionamenti contenuti nell'opera, riuscendo nell'intento di non essere invasivo, ma ponendosi a livello della musica creata, supportandola e arricchendola.

I Sulphur hanno realizzato un signor album, "Thorns In Existence" sarà sicuramente apprezzato sia da chi ama l'avanguardismo sonoro «made in Norway» (Arcturus e Virus), sia da chi cerca una prova decisamente ben suonata e dedita alla cattiveria classica del black-death: vale l'acquisto.

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